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Questo articolo è stato pubblicato il 26 settembre 2011 alle ore 15:47.

Dalle critiche dell'opposizione al botta e risposta fra colleghi di Governo. Tutto nasce da una frase sui certificati antimafia pronunciata dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, nell'ambito di un elenco di ricette «vitaminiche» per la crescita. Fra queste c'è anche lo snellimento di certe, eccessive quantità di certificati: «Basta chiedere a imprese e cittadini documentazione per informazioni che la Pubblica amministrazione già possiede - ha detto Brunetta - Basta certificato antimafia, basta pacchi di certificati per partecipare ai concorsi».
L'obiettivo, prosegue il ministro, è eliminare completamente i certificati nei rapporti con la P.A. e sostituirli con autocertificazioni, mentre le certificazioni rilasciate dalla P.A. resteranno valide solo nei rapporti tra privati. Su questi ultimi sarà apposta la dicitura: «Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi». Ma sul fronte della certificazione antimafia, non tardano le critiche dall'opposizione, la presa di distanza del procuratore antimafia Piero Grasso, e soprattutto lo stop del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che ribatte al collega: «La certificazione antimafia è indispensabile e non può essere modificata».
Modifica «chirurgica» del Testo Unico del 2000
Secondo Brunetta, in questo modo alle pubbliche amministrazioni e ai gestori di pubblici servizi sarà lasciata solo la scelta fra acquisire d'ufficio dati e informazioni o accettare le autocertificazioni. Anche per il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva (e le certificazioni antimafia) nulla sarà richiesto al cittadino e si dovrà procedere sempre all'acquisizione d'ufficio. La proposta normativa, spiegano a Palazzo Vidoni, è in fase di «avanzata elaborazione» e «attraverso una serie di modifiche "chirurgiche" al Testo unico sulla documentazione amministrativa del 2000 farà compiere un notevole salto di qualità nella regolamentazione dei rapporti della Pubblica amministrazione con cittadini e imprese».
Inoltre, per assicurare alla nuova disciplina «quella effettività che ha rappresentato il tallone d'Achille della riforma precedente, le amministrazioni certificanti dovranno individuare un ufficio responsabile per tutte le attività volte a gestire, garantire e verificare la trasmissione dei dati o l'accesso diretto alle informazioni da parte delle amministrazioni procedenti».Verrà infine «allargata e meglio precisata» l'area dei comportamenti che costituiscono violazioni dei doveri d'ufficio dei dipendenti pubblici. Secondo il ministero «è lecito ritenere che le stringenti disposizioni di questo "pacchetto" consentiranno di portare a compimento il cammino intrapreso sin dal 1997 con le prime norme sull'autocertificazione: un cammino in salita ma in costante progresso. Finalmente - concludono a Palazzo Vidoni - l'autocertificazione cederà il passo alla "decertificazione"».
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