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Questo articolo è stato pubblicato il 18 aprile 2012 alle ore 12:40.
Spending review per tagliare le spese
Tra le ricette individuate dal Def 2012, uno sforzo per ridurre le spese correnti attraverso la cosiddetta "spendig review" per permettere il rientro del debito pubblico nel medio termine. «Il primo ambito di azione - si legge nel documento, sarà quindi «il risanamento finanziario. Il debito pubblico ha raggiunto il livello più alto dagli inizi della crisi. È necessario gestire questa pesante eredità impostando un graduale, ma duraturo percorso di rientro. È una scelta obbligata per evitare al Paese di mettere a repentaglio la sua sicurezza economica, anche se a costo di sacrifici pesanti per i cittadini, le famiglie e le imprese».
Risolvere il nodo dei ritardati pagamenti Pa
Un ruolo importante è poi assegnato alla riforma del mercato del lavoro, quanto mai necessaria «per aiutare lavoratori e imprese ad affrontare una fase dura di riorganizzazione e di mutamento della specializzazione produttiva e per aggredire il problema drammatico della alta disoccupazione giovanile». La riforma, ricorda il Def, è destinata «riformare un mercato del lavoro segnato da ingiustizie e disfunzioni», che penalizzano in particolare di giovani e donne». Per le imprese italiane é poi «necessario affrontare il problema dei costi e dei volumi del credito, risolvendo anche il problema dei ritardati pagamenti della Pubblica amministrazione».
Avanzo primario grazie a sforzo collettivo
La prospettiva di difficile rilancio delineata nel documento può comunque contare su alcuni fattori positivi, determinati da un eccezionale sforzo collettivo: «L'Italia - sottolinea la relazione - ha messo in sicurezza i conti pubblici e avrà un avanzo primario del 3,9% nel 2013. È uno sprint realizzato con lo sforzo collettivo di Parlamento, Parti sociali, parte produttiva del Paese oltreché dal Governo. Ma molto resta da fare». Il cuore del problema italiano é infatti come ritrovare la strada della crescita: «non c'é ragione per accettare che l'Italia sia condannata ad avere una crescita sotto la media dell'eurozona da oltre dieci anni», anche se in questo momento «la crescita non può venire da stimoli espansivi della spesa pubblica».
Fiscalità, spinta alla semplificazione
La fiscalità - spiega ancora il Del - «é un altro tassello fondamentale della strategia per uscire dalla crisi e tornare alla crescita». Anche per questo, «il sistema fiscale deve essere più flessibile, innovativo e capace di dare incentivi agli investimenti nei nuovi settori portatori di crescita. Le regole fiscali - secondo il presidente del Consiglio - devono essere semplificate per rendere più facile la vita al cittadino-contribuente onesto». Inoltre i cambiamenti in questo ambito devono «essere accompagnati anche dalla crescita di efficacia e di linearità nell'intervento dell'amministrazione pubblica», che deve essere «più trasparente, più orientata al risultato che alle procedure e più snella, per dare un contributo più incisivo alla crescita della produttività del sistema Paese», alleviando il «conto economico delle imprese e dei cittadini». In questo quadro, il Governo punta a riformare, entro la fine del maggio 2012, l'Isee, «un indicatore che combina il reddito e la ricchezza delle famiglie al fine di regolare gli accessi ai benefici sociali».La revisione delle procedure per la definizione dell'Isee inciderà, partire dal 2013, su tutti i benefici sociali.
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