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Questo articolo è stato pubblicato il 25 aprile 2012 alle ore 08:03.
Giuseppe Orsi
NAPOLI. L'amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, è indagato dalla Procura di Napoli per corruzione internazionale e riciclaggio. L'iscrizione del supermanager del colosso della Difesa – spiegano fonti giudiziarie – è un atto dovuto a seguito delle dichiarazioni rese a verbale da Lorenzo Borgogni.
L'ex numero due della holding, infatti, nei giorni scorsi, ha rivelato ai magistrati partenopei di essere venuto a conoscenza, in azienda, di una presunta tangente da 10 milioni di euro che Orsi, all'epoca dei fatti ad di Agusta Westland, avrebbe pagato a politici della Lega. Borgogni, però, non ha voluto rivelare la fonte di questa sua indiscrezione, riferendo soltanto di aver appreso questa circostanza in virtù delle sue funzioni aziendali. Orsi respinge ogni addebito: «Non ho mai pagato nessuna somma illegale né alla Lega né ad alcun altro».
Il racconto di Borgogni (l'ex manager da alcuni mesi ha avviato un percorso di collaborazione con l'autorità giudiziaria campana) è alla base anche della missione in terra svizzera dei pm Curcio e Piscitelli alla ricerca dei riscontri allo scenario tratteggiato dall'ex direttore delle relazioni istituzionali di Finmeccanica. I carabinieri del Noe, in collaborazione con le autorità elvetiche, hanno sequestrato documenti (ritenuti di grande interesse investigativo) appartenenti al consulente d'azienda Guido Ralph Haschke, il mediatore che avrebbe "facilitato" una commessa da un miliardo e mezzo di euro di Agusta con il governo indiano per la vendita di 12 elicotteri di ultimissima generazione. Haschke è uno dei due uomini chiave dell'intera (e intricata) storia. L'altro sarebbe Christian Mitchell, il collettore della maxi-tangente.
C'è però da dire che su questo nominativo gli stessi investigatori nutrono parecchi dubbi perché potrebbe trattarsi di un nome di fantasia utilizzato per proteggere il vero protagonista del reato. Ad Haschke – natali torinesi, ma cittadinanza svizzera – sarebbe stato bonificati i soldi della bustarella, successivamente girati al secondo intermediario che li avrebbe poi consegnati ai politici del Carroccio. Il motivo di questa tangente – secondo il racconto di Borgogni – doveva essere la "sponsorizzazione" di Orsi al vertice Finmeccanica. Una ipotesi investigativa su cui stanno lavorando i magistrati, ben consapevoli della delicatezza della vicenda e della necessità di ricercare tutti i possibili riscontri alle dichiarazioni accusatorie di Borgogni nei confronti del numero uno di Finmeccanica.
Nei prossimi giorni, intanto, i pm studieranno le carte sequestrate nell'abitazione e nella fiduciaria di Haschke (la "Gadit") e si metteranno sulle tracce di Mitchell presumibilmente con una rogatoria in Inghilterra. È probabile che vengano convocati in Procura alcuni dei protagonisti della vicenda, appartenenti al management di Finmeccanica, per essere ascoltati come persone informate dei fatti. Ed è altrettanto probabile che nell'interrogatorio investigativo cui si sottoporrà Valter Lavitola nei prossimi giorni (forse già oggi) la questione degli appalti Agusta in India possa essere al centro delle domande che i pm intendono rivolgere all'ex direttore dell'Avanti! nonché ex consulente per il Sudamerica del colosso Finmeccanica.
«In India – è la smentita di Orsi – abbiamo fatto un contratto secondo le leggi indiane, che prevedono per le forniture militari di non avere intermediazioni. Quindi non sarebbe stato possibile creare alcuna provvigione». Smentita ribadita da piazza Monte Grappa: «Né Agusta Westland né Finmeccanica hanno corrisposto alcuna tangente alla Lega Nord», è scritto in una nota dall'azienda. «Agusta Westland non ha commesso alcun tipo di irregolarità, né pagato commissioni di alcun genere per la vendita di elicotteri AW101 al Governo indiano, come una recente indagine del ministero della Difesa indiano ha confermato». Quanto, invece, alle dichiarazioni di Borgogni, la holding di Stato sottolinea che l'ex direttore centrale «ha lasciato Finmeccanica su richiesta della società» e che «le "consulenze" per milioni di euro ammesse da Borgogni, pagate anche da fornitori di Finmeccanica, erano in palese contrasto con il codice etico di Finmeccanica». Finmeccanica ha dato incarico ai propri legali di valutare le azioni ritenute necessarie «alla tutela dei propri diritti».
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