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Questo articolo è stato pubblicato il 04 maggio 2012 alle ore 15:21.

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Se l'Europa è con il fiato sospeso per il risultato del voto ad Atene che potrebbe portare alla frammentazione politica del parlamento ellenico, la situazione politica, vista dal nuovo e moderno quartiere generale del partito conservatore di Neo Dimokratia nella superstrada a quattro corsie di via Syngrou, appare molto meno drammatica, anzi piena di opportunità in una tranquilla giornata di sole.

Una fonte di Neo Dimokratia, un uomo molto vicino al presidente, Antonis Samaras, ci racconta i retroscena e gli scenari possibili del dopo voto. La nostra fonte, affaticato per la notte insonne e da una lunga maratona ellettorale che lo ha portato in tutto il paese al fianco del presidente, ma sicuro che il partito conservatore – che ieri ha avuto l'appoggio di Wilfried Martens, presidente del partito popolare europeo, venuto espressamente ad Atene a parlare al comizio di Antonis Samaras nella capitale in uno sventolio di bandiere greche e in un clima da tifo da stadio con lanci di fumogeni e musica a tutto volume – è in testa nei sondaggi e risulterà primo nelle elezioni di domenica.
Nessuno, però, mette in dubbio questo fatto. Gli analisti politici e le cancellerie europeee sono preoccupati che Samaras (che ha avuto 400 richieste di interviste dai media di tutto il mondo) non riuscirà ad ottenere da solo la maggioranza parlamentare di 151 seggi su 300, fatto che lo costringerà a fare un governo di coalizione con il partito socialista Pasok, magari ancora con Lucas Papademos nella veste di primo ministro tecnico.

LO SCENARIO PEGGIORE. Quello che i mercati temono è lo scenario che vede i due maggiori partiti, il socialista Pasok e il conservatore Nea Dimokratia, che si sono alternati per decenni al potere dalla caduta dei colonnelli nel 1974, e che si sono divisi in passato l'80% dei consensi passino al 40% dei voti complessivi, quota che secondo alcuni sondaggi potrebbe risultare addirittura insufficiente a formare una coalizione pro salvataggio sebbene la legge elettorale greca assegni un premio di 50 seggi, su un totale di 300, alla formazione vincitrice.
In questo secondo caso, cioè un governo di coalizione allargato, si dovrebbe imbarcare uno o più dei piccoli partiti tra i dieci, magari quello della signora Bakoyannis, una transfuga di centro di neo Dimokratia, o quelli di Kammenos, transfuga di destra del medesimo partito. Insomma una situazione più complessa visto che rispetto ai cinque partiti attuali in Parlamento, ne potrebbero entrare domenica altri cinque, per un totale di dieci formzioni, tra cui i neo nazisti di Alba d'oro.

I TAGLI DI GIUGNO. Situazione complessa e articolata anche perché a giugno i patti appena sottoscritti con la Troika (Ue, Bce e Fmi) prevedono di varare altri tagli alle spese o nuove tasse per 11,5 miliardi di euro da effettuare nel biennio 2013-2014. Questione molto delicata e sensibile, vista l'avversione popolare, dopo cinque anni di recessione, ai tagli e alla politica di austerity dei nuovi partiti anti-establishment. Ma soprattutto visto che la troika ha fatto filtrare la possibilità che se i patti non venissero rispettati allora bloccherebbe i fondi, salvo quelli per i pagamenti ai bond in scadenza. Per il resto, pensioni e salari, spetterebbe al governo in carica trovare i fondi.
E allora? Tranquilli. La Grecia non uscirà dall'euro, ma "bizantinamente" si potrebbe, suggeriscono sempre nell'entourage di Samaras, «tornare al voto entro tre mesi, se la coalizione, troppo composita, non dovesse funzionare».

Insomma nessuno scenario disastroso dietro l'angolo. I greci, passata la sfuriata anti-politica e chiamati di nuovo alle urne anticipate, allora potrebbero tornare a scegliere un solo partito o almeno una manciata di quelli attuali, per guidare il paese fuori dalla palude in cui è finito. Atene deve trovare però, con i suoi tempi e le sue liturgie politiche, il nuovo equilibrio. Se non sarà possibile trovarlo questa domenica, «lo faremo tra tre mesi».

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