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Questo articolo è stato pubblicato il 17 maggio 2012 alle ore 15:07.
L'ultima modifica è del 17 maggio 2012 alle ore 08:47.

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«Renzi ha richiesto dei soldi, circa 100mila, anzi 120mila euro suddivisi in tre fatture, poi Rutelli mi ha chiesto di non pagargli la terza e così ho dato a Renzi solo 70 mila euro» (il sindaco di Firenze da parte sua su Twitter ha scritto di non aver nulla da temere e di non aver mai preso un euro dalla Margherita). È questa una delle rivelazioni che Luigi Lusi avrebbe fatto durante la sua audizione alla Giunta delle immunità di Palazzo Madama. Lusi, sul quale pende la richiesta di arresto della procura di Roma, ha consegnato una memoria con numerosi allegati, rivelando di aver già detto tutto ai magistrati. «Nella Margherita - ha raccontato Lusi secondo quanto viene riferito dalle agenzie di stampa - facevo semplicemente ciò che mi veniva detto. Agivo su mandato dei dirigenti e tutelando le varie componenti».

Lusi non si considera colpevole
«Non si considera colpevole dal punto di vista morale», riferisce il senatore del Pdl, Alberto Balboni, su quanto Lusi ha detto ieri sera nell'audizione. «In realtà non si considera colpevole neanche dal punto di vista penale», sostiene il senatore del Pd, Francesco Sanna, dopo aver ascoltato Lusi.

Il sindaco di Firenze annuncia querela
«Faremo tutte le azioni, di natura civile e penale, verso chi dice cose non corrette; anche nei confronti di chi scrive su twitter che ho preso bustarelle da 70 mila euro. Eventuali risarcimenti andranno a favore dell'ospedale pediatrico Meyer». Lo ha detto il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, parlando con i giornalisti a margine di un'iniziativa a Palazzo Vecchio, a proposito delle dichiarazioni rilasciate dal senatore Luigi Lusi, annunciando una querela nei suoi confronti.

I primi nomi dei finanziatori
Ci sono imprenditori come persone fisiche, ma anche aziende in quanto tali, professionisti, politici di lungo corso, commercianti e cittadini comuni tra i nomi dei 56 finanziatori della campagna elettorale di Matteo Renzi che hanno autorizzato la diffusione della loro identità. Si tratta dei primi nomi sui circa 150 che hanno finanziato la campagna del «rottamatore». Tra essi la Sammontana, azienda leader nel settore della gelateria, e Gianfranco Horvat, il fondatore della Gig giocattoli, morto suicida nel luglio 2009 dopo aver ucciso la moglie. Al numero uno della lista, rigorosamente in ordine alfabetico, Andrea Bacci, attuale presidente della Silfi, l'azienda di illuminazione pubblica fiorentina. Il suo nome venne citato da alcuni media nelle intercettazioni dell'inchiesta G8: in una conversazione con l'imprenditore Riccardo Fusi, che era intercettato, Bacci avrebbe chiesto l'uso di un elicottero per accompagnare Renzi. Quest'ultimo ha poi sempre smentito di aver usato l'elicottero di Fusi. Tra i sottoscrittori anche Fabrizio Bartaloni, presidente della Tram spa la società di project financing che deve realizzare le linee della tramvia fiorentina, gli ex assessori Silvano Gori e Luigi Nigi, Massimo Gramigni, uno dei soci della Prg la società che ha organizzato i più importanti concerti pop a Firenze. Nella lista anche il presidente cittadino della Confesercenti Uliano Ragionieri e il ristoratore Umberto Montano.

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