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Questo articolo è stato pubblicato il 03 settembre 2012 alle ore 21:36.

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«La sua eredità è tutta nella sua vita e nel suo magistero. E noi dovremo continuare ad attingervi a lungo». Con queste parole l'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, abbraccia il pensiero di Carlo Maria Martini nel giorno dell'ultimo saluto. E ricorda la frase che lo stesso arcivescovo emerito ha deciso di porre sulla propria tomba: "Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino". È questa, dice Scola, «la chiave per interpretare la sua esistenza e il suo magistero».

Se Martini diceva che in ciascuno c'è un credente e un non credente e che lo sforzo del credente è allargare lo spazio della fede, Scola cita il Vangelo di Marco: «Credo; aiuta la mia incredulità».
Nell'omelia dell'arcivescovo c'è un unico cenno di distinguo, quando dice che «nella Chiesa le diversità di temperamento e di sensibilità» esprimono «la legge della comunione: la pluriforme unità». Scola ricorda lo spirito «agostiniano, molto caro al Cardinale (Martini, ndr): chi ha trovato Cristo, proprio perché certo della Sua presenza, continua, indomito a cercare». L'arcivescovo apprezza il grande segno di affetto che Milano tributa a Martini con la partecipazione intensa alle cerimonie di di questi giorni e da teologo si fa interprete del suo pensiero. Impossibile stare a capo nell'arcidiocesi senza raccoglierne l'eredità.

Ma l'applauso alla platea dei 6mila fedeli radunti in Duomo, più i 15mila sulla piazza, lo strappa l'arcivescovo emerito Dionigi Tettamanzi, con il suo modo di esprimersi, con semplicità. Difficile dire una parola in questo momento, premette, per poi farsi voce - precisa -della Chiesa di Milano. «Noi ti abbiamo amato! per il tuo sorriso e la tua parola, per il tuo chinarti sulle nostre fragilità e per il tuo sguardo capace di vedere lontano, per la tua fede nei giorni della gioia e in quelli del dolore, per la tua arte di ascoltare e di dare speranza a tutti: a tutti!»

Il cardinale Angelo Comastri, arciprete di San Pietro e vicario del Papa per la Città del Vaticano, legge il messaggio inviato da Benedetto XVI. È stato un «pastore generoso e fedele della Chiesa», scrive Ratzinger. «È stato un uomo di Dio che non solo ha studiato la Sacra Scrittura, ma l'ha amata intensamente, ne ha fatto la luce della propria vita, perché tutto fosse ad maiorem Dei gloriam, per la maggior gloria di Dio». Anche Benedetto XVI, come Scola e Tettamanzi, ricorda il motto episcopale di Martini: Pro veritate adversa diligere (per il servizio della verità abbracciare le avversità).

Ad ascoltarli in prima fila ci sono i familiari di Martini: la sorella Maris e i nipoti Giulia e Giovanni. In Duomo entrano 6mila persone, fuori ne restano 15mila e poi ci sono 1.100 preti, 39 vescovi, 12 cardinali, 4 ministri oltre al presidente del Consiglio Mario Monti. C'è anche Romano Prodi, c'è Mariastella Gelmini, ci sono i ledaer di partito Rosi Bindi, Pier Ferdinando Casini e Nichi Vendola, oltre a 30 deputati, alle principali autorità cittadine e a rappresentanti di molte religioni (musulmani, buddisti, cristiani ortodossi, coopti, protestanti, valdesi).

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