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Questo articolo è stato pubblicato il 13 ottobre 2012 alle ore 09:33.

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Caro Direttore,
rispondo con piacere alla sollecitazione di commentare la scelta di attribuire il Nobel per la Pace all'Unione europea. Il tema della Pace è cruciale nella costruzione europea. Questa scelta ci dice che l'Europa è stata in grado di rompere completamente il cammino della storia e di mutarne il corso in profondità.

Le generazioni, tutte le generazioni, in Europa avevano conosciuto guerre, tragedie, morte e odio.
Ora è cominciato un pezzo di storia diverso: da 60 anni nè guerre, nè tragedie, nè odi, nè lutti. Non era mai successo.
E la motivazione scelta da chi ha voluto attribuire questo riconoscimento ci dice anche di più. Attesta che quella pace è stata ottenuta con la diffusione della democrazia, con il rispetto dei diritti umani e civili e ci dice anche che proprio la pace è stata essa stessa un fondamentale strumento per la costruzione e il consolidamento dell'Europa.Questo ci fa anche capire perché l'Europa è lenta.
Tutte le cose migliori e più belle della storia dell'umanità hanno avuto bisogno di convizione, di condivisione di milioni di persone, quindi di un vero e proprio mutamento della mente e del cuore degli uomini. Non ci si deve stupire se questo processo esige del tempo. È il tempo della storia. Anche se a noi sembra lunghissimo.

Non possiamo non leggere questo Nobel come un incitamento a proseguire in questo lungo, faticoso, ma affascinante cammino del consolidamento dell'Europa. Ci aiuta a osservare gli eventi europei con sguardo staccato dalla contingenza di questo o quel vertice di turno o di questo o quel summit quotidiano. Ciò che serve è la visione lunga della storia, del cammino epocale. Non lo dobbiamo dimenticare e questo premio ci aiuta a farlo.
Così come non dobbiamo dimenticare che ci sono stati due fatti importanti, in tempi relativamente recenti, che hanno consolidato la scelta della pace in Europa: l'allargamento dell'Unione e l'euro.
Con l'allargamento si è verificato un colpo provvidenziale della storia e si è riempita, con una rapidità davvero inedita, il vuoto creato dalla caduta del Muro di Berlino e dal disfacimento dell'ex impero sovietico. Se l'Europa, tutta l'Europa, non avesse colmato quel vuoto oggi ci troveremmo di fronte problemi davvero gravi e irresolubili.

La gente tende a riflettere poco su cosa mai significhi oggi una Polonia dentro all'Unione europea che possa svilupparsi pacificata e perfettamente reinserita in un gioco politico ed economico di cui aveva grande bisogno. Nessuno guarda, per esempio, alle differenze con l'Ucraina, oggi preda di tensioni interne che ancora rappresentano una ferita che l'Europa stessa dovrebbe riuscire a sanare. Nessuno pensa a quale sarebbe diventata la situazione interna all'Ungheria se quel Paese non fosse entrato nell'Unione grazie alla politica di allargamento.
Quanto all'euro, basta dire che è stato un passaggio che ha cambiato in profondità la natura stessa dell'Europa. Dall'Europa del trattato di Westfalia siglato sulla base della politica degli eserciti, si è passati all'Europa della moneta comune, della pace e della convivenza.

Non c'è più quell'Europa degli eserciti. In futuro – ma in un futuro ancora lontano – forse ci sarà l'Europa dell'esercito comune, magari come ultimo atto della costruzione dell'Unione. Ci vorrà tempo. Per adesso ci dobbiamo godere l'Europa fatta da Paesi che hanno saputo cedere quote di sovranità nazionale. Non è poco, non è ancora tutto. La storia ha i suoi tempi. E non è finita.

TAG: Europa

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