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Questo articolo è stato pubblicato il 20 dicembre 2012 alle ore 09:41.

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«Se torneremo in India? Certo: noi abbiamo una parola sola ed è parola di italiani». Così Massimiliano La Torre ha risposto all'ex ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che gli ha chiesto quali fossero le sue intenzioni finita la licenza accordata per Natale.

Il giudice dell'Alta Corte del Kerala, infatti, ha accolto la richiesta dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone - trattenuti nel Paese asiatico da febbraio scorso - e concesso loro un permesso speciale di 15 giorni per tornare in Italia, ma con l'obbligo di rientrare entro il 10 gennaio nello Stato del Kollam. Lì dovranno attendere la sentenza della Corte suprema di New Delhi sulla giurisdizione del loro caso, contesa tra India e Italia.

Come garanzia del loro ritorno in India, il giudice ha disposto il deposito di una cauzione di 60mila rupie, pari a 828mila euro. Inoltre i due militari dovranno fornire alla polizia di Kochi i loro indirizzi, telefoni cellulari e i dettagli dei loro spostamenti durante la permanenza in Italia.

Incassato il via libera dei giudici, la diplomazia italiana è al lavoro per farli partire al più presto. «Ce la metteremo tutta per farli rientrare nel fine settimana», assicurano fonti italiane. «C'è ancora molto da lavorare e ci sono una serie di condizioni imposte dalla sentenza».

Venerdì il visto d'uscita
Il primo passaggio, «cruciale», sarà venerdì mattina al tribunale di Kollam per recuperare i passaporti e ottenere il visto d'uscita con il quale partire alla volta dell'Italia. Port Kochi dista almeno tre ore di macchina da Kollam e dunque la partenza della delegazione italiana, ovviamente assistita dal team di avvocati locali, avverrà prima dell'alba.

Intanto i due fucilieri del battaglione San Marco rimangono "off limits" alla stampa. Oggi, però, è previsto un loro saluto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso del saluto del Capo dello Stato per le festività ai militari italiani impegnati nelle missioni all'estero Gioia e soddisfazione sono state espresse dai familiari dei marò e da tutto il mondo politico.

Napolitano: la giustizia indiana decida che siano processati in Italia
Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha parlato di «grande sollievo», sottolineando come la decisione dia «prova della sensibilità indiana per i valori più sentiti del popolo italiano». Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha applaudito al lavoro della diplomazia; quello della Camera, Gianfranco Fini, che aveva già ultimato i preparativi per andare a trovarli in caso di decisione negativa dei giudici, ha spiegato che non ce ne sarà bisogno: «Potranno tornare a casa da soli».

Il presidente Napolitano ha auspicato che, al ritorno dei marò in India, la Corte Suprema indiana decida «finalmente» che siano sottoposti alla giustizia italiana.

«Mi auguro di rivedervi presto in Patria». Questo l'auspicio del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, rivolto ai due marò nel collegamento in videoconferenza con l'India. «In questo sforzo - ha ricordato - si sono mobilitate tutte le Istituzioni».

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