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Questo articolo è stato pubblicato il 23 gennaio 2013 alle ore 16:34.
Campagna elettorale,l'ombra di tv e social network sulla piazza. Morcellini: i comizi? Roba da Prima Repubblica
Da radio e tv parte la rimonta del Cavaliere
Molti protagonisti della campagna elettorale strizzano invece l'occhio alle telecamere. Non è che temano i bagni di folla. Il fatto è che quando c'è la possibilità di una partecipazione in tv non si tirano indietro. È il caso di Silvio Berlusconi, capolista del Pdl al Senato in tutte le regioni, che nell'ultimo periodo si è reso protagonista di un vero e proprio tour de force nelle trasmissioni televisive (con qualche risultato: il Popolo della Libertà è cresciuto di sei punti in tre settimane), da quelle destinate alle famiglie ai talk politici. Il Cavaliere ha spiegato di non poter fare comizi in piazza per una questione di sicurezza.
Monti sale in campo: subito un sito e un profilo su twitter
Da quando è "salito in campo", il professor Monti ha creato un suo sito (www.agenda-monti.it) e guarda con sempre maggiore interesse a twitter, oltre che alle telecamere (il presidente del Consiglio era ospite ieri della trasmissione Ballarò). In un video postato su facebook, il premier ha spiegato i motivi che lo hanno spinto a utilizzare i social network nella campagna elettorale della lista Scelta Civica con Monti per l'Italia: «Ho deciso di utilizzare i social media – ha precisato - poiché sono convinto dell'assoluta centralità di questi mezzi per porsi in ascolto dei contributi, delle proposte, dei suggerimenti, ma anche delle critiche dei cittadini». Domenica Monti ha lanciato la sua campagna elettorale dal Kilometro Rosso di Bergamo, davanti a candidati e sostenitori. Il presidente del Consiglio dimissionario ha chiarito che difficilmente, a causa soprattutto del suo carattere, riuscirà a fare comizi in piazza.
Cosa cambia tra la Prima, la Seconda e la Terza Repubblica
La sensazione tra gli addetti ai lavori è che tra la cosiddetta "Prima" e la "Seconda" Repubblica ci sia stata un'evoluzione tecnologica che ha riscritto gli spartiti della campagna elettorale. «Nella Prima Repubblica - ricorda Morcellini - la piazza era un investimento notevole, soprattutto sul piano delle energie spese dal leader; nella Seconda Repubblica nessuno si sogna più di fare dei comizi sul territorio. Nella Terza Repubblica, che secondo alcuni è già iniziata, si potrà realizzare un incontro tra domanda e offerta di comunicazione politica. Tutto questo - conclude il sociologo - «sempre che le tecnologie mantengano le promesse».
L'uomo comunicazione del Psi: «Craxi voleva andare in piazza»
Già, la Prima Repubblica. Angelo Molaioli per 25 anni è stato responsabile della comunicazione politica del Psi. Entrato in squadra nel 1974, quatttro anni dopo è diventato coordinatore della sezione propaganda del partito. Infine, nel 1983 (e fino allo scioglimento del movimento) Bettino Craxi lo ha scelto come responsabile dell'ufficio Comunicazione politica e immagine. «Oggi - osserva - tutti sono convinti che la comunicazione politica si fa soprattutto in tv. Il presidio del territorio da parte della campagna elettorale è molto minore, forse perché è più debole l'esigenza di andare a scovare la persone che potrebbero diventare tuoi elettori». «Per Craxi era fondamentale andare in piazza - racconta Molaioli -. Aveva un'attenzione spasmodica per la comunicazione sul territorio. Andava quasi sempre a braccio. Aveva un modo di parlare caratterizzato da molte pause, che aiutavano a creare pathos e attesa. Allora le campagne elettorali coinvolgevano la gente, oggi le persone in piazza le porta forse solo Grillo. C'è una carenza di slogan e di caratterizzazione grafica delle immagini». Il passato boccia il presente, e forse anche il futuro.
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