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Questo articolo è stato pubblicato il 05 marzo 2013 alle ore 19:05.

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Già alla vigilia del Sei Nazioni 2013, l'impegno più duro degli Azzurri era preventivato per domenica 10 marzo. Figurarsi: c'è da giocare a Twickenham, la fortezza londinese dell'Inghilterra, l'unica squadra europea da cui l'Italia ha sempre perso. Sul campo dove, a novembre, gli All Blacks neozelandesi sono stati quasi brutalizzati, con un 38-21 che ha chiuso una serie positiva lunga 20 partite.

A un mese e mezzo scarso di distanza l'impegno si è fatto, se possibile, ancora più problematico. Non tanto per la mezza involuzione dell'Italia - cui si può ancora concedere la possibilità di rialzarsi, nei limiti del proprio potenziale - quanto per le ulteriori prove di forza messe in campo nel frattempo dagli inglesi. Chris Robshaw e i suoi compagni hanno saputo vincere tre partite su tre, affrontando e risolvendo problemi particolari in ognuna di queste, e ora puntano non solo alla vittoria finale nel torneo, ma anche a quel grande Slam (cinque match, cinque vittorie) che manca dal 2003. Solo che, dopo l'Italia, c'è da battere anche il Galles a Cardiff...

Dieci anni fa quella Inghilterra - con un allenatore manager come Clive Woodward - arrivò al culmine di un processo di maturità che la portò a centrare un bis davvero storico: prima il Sei Nazioni e poi la Coppa del mondo (unica europea a esserci tuttora riuscita) vincendo tutti i singoli incontri. Da allora sono passati tre allenatori - Andy Robinson, Brian Ashton e Martin Johnson – cogliendo in tutto un secondo posto ai Mondiali 2007, con Ashton, e la vittoria senza Slam al Sei Nazioni 2011, con Johnson. Nello stesso anno, però, il Mondiale fu un disastro a livello di gioco e anche di immagine.

Via Johnson, ecco la soluzione ad interim: Stuart Lancaster, detto anche "Stuart Chi?". Un tecnico federale non certo conosciutissimo, chiamato a traghettare la Nazionale in bianco per il Sei Nazioni 2012, in attesa che venisse designato il "vero" ct. In pole position c'era Nick Mallett, ex dell'Italia, ma l'Inghilterra di Lancaster, dopo un paio di partite di rodaggio con il rischio di una sconfitta a Roma, ha cominciato ad alzare il ritmo e a fare risultato, fino a sconfiggere la Francia in trasferta e a imporsi in maniera convincente con l'Irlanda. Secondo posto, gradimento dei giocatori e Lancaster confermato. Nei test match di autunno era emersa qualche perplessità dopo le sconfitte interne di misura con Australia e Sudafrica, ma il trionfo sulla Nuova Zelanda ha spazzato ogni dubbio.

Il rinnovamento ha pagato: quella inglese è la Nazionale più giovane del Sei Nazioni, con una età media inferiore ai 25 anni, non ha più nei suoi ranghi nemmeno uno dei giocatori che disputarono il Mondiale 2007, piazza in cabina di regia un ventunenne (Farrell, all'apertura) e un ventitreenne (Ben Youngs, mediano di mischia). La squadra ha potenza, freschezza, personalità. E' capace di soffrire, sai che novità per gli inglesi, e di aspettare il momento giusto per piazzare il colpo decisivo. In più circostanze sa anche esprimere brillantezza: non metterà in campo le giocate spettacolari dei francesi, ma è in grado di abbinare efficacia e bel gioco. Proprio nell'anno in cui, inaspettatamente, la Francia arranca e deve ancora sganciarsi da quota zero.

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