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Questo articolo è stato pubblicato il 12 marzo 2013 alle ore 07:09.

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Venerdì 15 marzo è il primo giorno di scuola per tutti i nuovi parlamentari. Al Senato la seduta inaugurale sarà presieduta dall'insegnante più anziano, il senatore a vita Emilio Colombo. Novantatre anni, ha attraversato nel bene e nel male quasi un secolo di storia italiana. Caso vuole che quando Colombo nacque, nel 1920, il debito pubblico italiano ammontasse al 120% del Prodotto interno lordo. Oggi siamo al 127%, segno che la storia a volte si ripete, e non in meglio, e che si dovrebbe far tesoro degli errori del passato. Nell'economia come nella politica.

Il modo con cui si sta affrontando la peggiore recessione conosciuta dal Paese dimostra purtroppo che la storia insegna poco o nulla, e che la terza economia d'Europa oggi boccheggia esausta, a corto di credito e fiducia, nel confronto diretto persino con la Spagna, Paese che è riuscito a far digerire a Bruxelles lo sblocco dei pagamenti della Pubblica amministrazione. In Italia un piano analogo fu proposto per primo da Confindustria, ma non ebbe seguito operativo da parte del Governo.
L'incertezza continua piuttosto a minare alle radici la possibile ripartenza dell'economia. La guerra che si va consumando dentro lo Stato, senza esclusioni di colpi, tra politica e giustizia lo testimonia. Mentre volano certificati medici, visite fiscali, legittimi impedimenti e richieste di giudizio immediato, l'immagine di oltre un centinaio di parlamentari del Pdl che protestano nel Tribunale di Milano contro i magistrati accusati di «voler eliminare per via giudiziaria Silvio Berlusconi» è una foto drammatica che entra nella biografia della Nazione. Con il segretario del partito, Angelino Alfano, che prospetta un "Aventino" del centrodestra (il riferimento è al 1924, quando in seguito al delitto Matteotti i parlamentari antifascisti disertarono le aule parlamentari) e chiede un intervento urgente del presidente della Repubblica - e del Consiglio superiore della magistratura - Giorgio Napolitano.

Nel 2013 sembra di essere ripiombati nel secolo del Muro di Berlino, del ballo cieco sul Titanic e di tanti "Mago Cipolla", l'illusionista mirabilmente descritto da Thomas Mann che irretiva il pubblico in vacanza sulle coste della Versilia a fine anni Venti. Piani e programmi vanno e vengono, tra un appello ed un altro, un governo possibile e l'altro, tra numeri poco probabili o, addirittura, senza numeri, manovre di Palazzo, maggioranze variabili a piacimento, veti incrociati. La Terza repubblica esordisce nella confusione, così come l'aveva lasciata la sua campagna elettorale.
Un Paese anchilosato che da vent'anni non cresce si scopre così politicamente incapace anche di valutare a fondo i risultati di un voto destinato a restare comunque nella storia. Isterie e faziosità attraversano tutti gli schieramenti politici. Il nuovo o nuovissimo di zecca (come il "grillismo") non fa visibilmente eccezione. Ma più prima che poi dovrà fare anch'esso i conti con la realtà di tutti i giorni, che è esercizio politico duro. Dichiarare programmaticamente a legislatura nemmeno iniziata che il governo è «parallelo» al Parlamento e che «possiamo fare come il Belgio», che per un anno e mezzo non è riuscito a darsi un esecutivo, è solo un'acrobazia verbale.

Non sorprende dunque che il Rapporto Istat-Cnel metta intanto a fuoco l'immagine di un italiano medio «infelice» e soprattutto con pochissima fiducia nelle istituzioni (partiti, Parlamento, amministrazioni locali e giustizia agli ultimi posti). Lo si sapeva già, perché i numeri di questa recessione, che hanno fatto da sfondo alle elezioni, contenevano tutti una carica socialmente esplosiva e colpevolmente trascurata dalla classe politica. Quello che non si poteva immaginare era lo spettacolo cui stiamo assistendo oggi, il contrario di quello che dovrebbe andare in onda in un Paese deciso a tirarsi fuori dai guai.
guido.gentili@ilsole24ore.com

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