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Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2013 alle ore 07:33.
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LO STATO DELL'ARTE - Nel suo breve briefing, Takahashi ha un'aria dimessa. Parla di progressi nei lavori, citando che da novembre potranno cominciare le operazioni di rimozione del combustibile spento nell'unità 4, quella che, a differenza dei reattori 1,2 e 3, non ha avuto il "meltdown". La rimozione delle scorie nella parte alta dell'edificio n.4 è già stata completata nell'estate scorsa ed è in buono stato di avanzamento la costruzione delle massicce strutture di copertura in acciaio (per una altezza di 52 metri) che poi consentiranno la rimozione di oltre 1.500 barre (operazione che dovrebbe essere completata nella primavera del 2015). Per la rimozione del combustibile nei primi tre reattori, occorrerà attendere almeno fino al 2019, se non fino al 2023. L'orizzonte del decommissionamento è di 30-40 anni: sarà un successo se nel 2050 sarà terminata. Dal febbraio 2012 il rilascio all'esterno di radiazioni appare stabilizzato ma all'interno degli edifici che ospitano i reattori (specialmente il numero 2) i livelli restano proibitivi, tanto che si cerca di utilizzare robot anziché personale. Takahashi dice però che di recente ha mandato alcuni uomini anche al n.2.
CHI PAGA? Fukushima Daichi sarà, è chiaro, una idrovora di denaro pubblico per decenni. La Tepco _ già in sostanza nazionalizzata per la necessità di evitarne la bancarotta_ ha appena chiesto al governo altri soldi (oltre 600 miliardi di yen) per le compensazioni a chi ha subìto danni in seguito all'incidente nucleare. La "bolletta" a carico dei contribuenti sale così all'equivalente di quasi 40 miliardi di dollari. E in sostanza siamo ancora all'inizio. Con qualche paradosso: il Ministero dell'Ambiente, ad esempio, sta pensando di fare causa alla Tepco per ottenere 16,5 miliardi di yen come contributo per le spese di decontaminazione intorno a Fukushima Daiichi (finora la società ha accettato di pagarne solo 4,4 miliardi). Ma alla fine sarà sempre il contribuente a pagare sotto varie forme, compresa quella dell'aumento della bolletta elettrica. Continua intanto la tragedia di decine di migliaia di evacuati e la paralisi dell'economia locale, mentre ci sono indicazioni di un lieve aumento dei tumori alla tiroide nei bambini della regione. Al termine del tour, il bus che lascia la centrale si ferma per una decina di minuti a un check point per controlli e decontaminazione. Viene distribuito un foglietto con una mappa della centrale, che attesta i livelli di radiazione in diversi punti: si passa da un minimo di 0,2 microsievert all'ora a un massimo di 1.240 nelle vicinanze dell'edificio numero 4. Un ulteriore controllo al "Whole Body Center": tutto a posto. Al parcheggio del J-Village, una batteria di funzionari Tepco fa un profondo inchino ai giornalisti stranieri che se ne vanno perplessi, con la sensazione di potere fare poco per informare il pubblico oltre i limiti che la Tepco stabilisce.
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