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Questo articolo è stato pubblicato il 26 giugno 2013 alle ore 06:38.

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«La realtà è quella cosa che, anche se smetti di crederci, non sparisce». Più degli studi economici, è questa frase – pronunciata dallo scrittore Philip Dick decenni fa – a spiegare i mercati finanziari: pompati dall'eccesso di liquidità, avevano raggiunto un livello di eccitazione fuori luogo rispetto alla realtà economica.


Mentre la gente comune fatica ad arrivare a fine mese, soprattutto in Europa, quasi tutti i mercati finanziari hanno raggiunto i record storici: dalle Borse ai bond "spazzatura". Mentre le banche europee erogano credito con il contagocce a imprese e famiglie, gli investitori ottengono finanziamenti con grande facilità e per importi record per speculare in Borsa. Ma ora che le principali banche centrali, per motivi diversi e in modi differenti, sembrano mollare l'acceleratore, sui mercati è scattato il panico. In tutto il mondo. Con conseguenze anche in Italia. E, potenzialmente, anche sull'economia reale. Ecco come.
La fine del denaro facile
Il vero cambio di passo, sui mercati, è stato causato dalla Federal Reserve Usa: il 19 giugno il presidente Bernanke ha lasciato chiaramente intendere che alla fine dell'anno potrebbe ridurre le iniezioni di liquidità perché l'economia americana è in ripresa. Non è certo che questo accada, ma per il mercato è stato un chiaro segnale: la speculazione, che per anni si è foraggiata alle maxi-iniezioni di liquidità della Fed, deve ridimensionarsi. Paradossalmente il miglioramento dell'economia spaventa i mercati, proprio perché temono che possa interrompersi il flusso di "droga" monetaria. Sembra follia, ma il meccanismo è proprio questo.
Ma anche le altre banche centrali hanno lanciato segnali che, seppur diversi, hanno avuto simili effetti sui mercati. In Giappone l'istituto centrale ha varato due mesi fa la più grande manovra monetaria espansiva che la storia ricordi: in due anni raddoppierà la base monetaria. Insomma: pioveranno yen, freschi di stampa, dal cielo. Questo in un primo momento aveva infiammato le Borse. Ovvio, si tratta di denaro a costo zero da investire. Poi, quando si è capito che questa politica monetaria non sta ottenendo i risultati sperati sotto molti punti di vista, i mercati hanno iniziato a vacillare. E, soprattutto, a sperare che la Banca del Giappone aumenti la dose. Ma dato che questo non è accaduto, è emersa una certa delusione. Che si è fatta sentire più volte sulle Borse: a partire da quel crollo del listino di Tokyo del 7,3% del 23 maggio.
In Cina, in fondo, sta accadendo la stessa cosa. Dopo anni di lassismo, è cresciuto un mondo finanziario "parallelo": un sistema para-bancario "ombra", che vale ormai il 55% del Pil nazionale, pari a 4.700 miliardi di dollari. Quando, settimana scorsa, la banca centrale ha iniziato a tirare la cinghia, per ridurre la liquidità che è diventata eccessiva e mal distribuita, la reazione è stata analogamente isterica: crollo delle Borse e panico in tutto il mondo. Tensioni in fondo favorite anche dalla Bce, che appare sempre più imbrigliata nei veti politici.

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