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Questo articolo è stato pubblicato il 09 agosto 2013 alle ore 07:13.

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La notizia che 500 Comuni abbiano deciso di incrementare l'addizionale Irpef e che molti altri stiano pensando di farlo, fa accapponare la pelle.
Ma come, si parla tanto della necessità di ridurre le tasse e i Comuni aumentano l'Irpef?

Mettetevi però nei panni di un povero sindaco che deve fare il bilancio per il prossimo anno. Al momento non sa che fine farà l'Imu sulla prima casa e se mai riceverà un rimborso per la sua eventuale abolizione.
Il ministro Saccomanni ha appena presentato un corposo rapporto che prevede numerose ipotesi di intervento, ma con una maggioranza così divisa sul tema, nessuno sa quale strada sarà intrapresa e quali saranno gli effetti sulle finanze comunali. Il rischio è che si finisca con l'esentare la ricchezza per gravare ulteriormente sul lavoro, cioè sul reddito dei soliti noti.
Il sindaco non sa neppure cosa succederà alla Tares, la nuova imposta sui servizi, prevista nell'autunno di quest'anno, poi sospesa e ora forse resuscitata da Saccomanni; non sa neppure quali trasferimenti mai riceverà dallo stato, perché la dimensione e i criteri per la distribuzione del fondo di solidarietà comunale sembrano cambiare ad ogni pié sospinto. In più, il gettito dell'Imu sugli edifici commerciali gli è stato tolto e non è chiaro se il rimborso previsto sarà sufficiente. Perché sempre legato al fondo di riequilibrio. Aggiungete che al momento anche i criteri relativi al patto di stabilità per il futuro sono incerti, i meccanismi della spending review sulla spesa comunale in forse, e che i criteri per l'accelerazione dei pagamenti della Pa offrono sì soldi ai Comuni ma in cambio di un piano di rimborso per il futuro.

Se non l'ha già consumato tutto, al sindaco resta solo lo spazio sull'Irpef, lo 0,8% di addizionale, per mettere un po' di fieno in cascina e guardare con più serenità al futuro.
In più, l'Irpef ha un vantaggio non da poco per un politico locale. Sull'Irpef agiscono simultaneamente più livelli di governo e a meno che il contribuente non abbia la pazienza di seguire con attenzione quel che ciascuno di questi fa non riesce a capire a chi sta pagando l'incremento dell'imposta. Non a caso, gli studi mostrano come in passato un sindaco che aumentava l'Ici, soprattutto sulla prima casa, perdeva il posto con probabilità molto maggiore che se aumentava l'addizionale Irpef. Per inciso, questa è anche la ragione perché le imposte sugli immobili, in particolare sull'abitazione di residenza, sono un'ottima imposta comunale; i cittadini sanno a chi le pagano e questo rende un qualunque sindaco molto attento ad aumentare il tributo, o a spiegarne bene le ragioni.

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