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Questo articolo è stato pubblicato il 05 dicembre 2013 alle ore 08:19.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 11:03.

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Non ci voleva molto a capire che un sistema di mercato basato su tassi fissati attraverso una semplice telefonata (e altrettanto manipolabili, sempre con un altro paio di telefonate) non poteva funzionare a lungo. Non almeno in un'epoca in cui le informazioni corrono di gran lunga più rapide rispetto alla velocità dei collegamenti telefonici di un secolo ormai passato.

Si potrà discutere a lungo se la sanzione record (1,5 miliardi di euro) comminata ieri dalla Commissione sia adeguata, vista la mole sterminata degli strumenti legati agli indici manipolati e l'altrettanto elevato guadagno che le banche hanno realizzato, colpendo in maniera diffusa investitori e risparmiatori. Il segnale arrivato da Bruxelles è però inequivocabile: il sistema attuale non può più funzionare. Il problema è che di Euribor e Libor per il momento non si riesce a fare a meno. Esistono sì i progetti di riforma avviati dalla Fsa britannica, e c'è pure la proposta presentata due mesi fa dalla stessa Commissione Ue, ma la strada per restituire trasparenza ai tassi interbancari resta ancora lunga. Anche perché i tentativi di correzione mirano soprattutto a sottoporre a un più stretto controllo il processo di formazione degli indici e l'operato di chi contribuisce alla loro determinazione (cioè le banche). Norme ineccepibili, come anche il sistema di sanzioni proposto da Bruxelles, ma sulla cui efficacia nei confronti di un sistema bancario che in questo caso ha dimostrato di farsi un baffo dell'etica e di temere in misura minima anche i possibili danni reputazionali derivanti dalle condanne si può nutrire più di un dubbio. La vera svolta passa invece dalla creazione di un mercato reale, e non fittizio come ormai è diventato l'interbancario non coperto da collaterale: occorre prima di tutto realizzare una piattaforma europea con dati reali e riscontrabili, perché nell'era telematica investitori e risparmiatori hanno diritto a un tasso vero, non a un tasso telefonico.

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