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Questo articolo è stato pubblicato il 30 marzo 2014 alle ore 13:48.
L'ultima modifica è del 30 marzo 2014 alle ore 14:43.

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Il dibattito sulle prospettive di crescita dei Paesi emergenti è infuocato. I pessimisti evidenziano la temuta inversione dei flussi dei capitali privati, dovuta alla riduzione degli acquisti di asset a lungo termine da parte della Fed, come le difficoltà riconducibili alle riforme strutturali di seconda e terza generazione e ai limiti di una crescita in ripresa fuori dalla manifattura. Gli ottimisti sostengono che le potenzialità di crescita continuano a essere immense, grazie a migliori presupposti macroeconomici di base e alla promessa diffusione di tecnologie improntate alle best-practice.

Gli avvenimenti dell'ultimo periodo evidenziano quanto siano importanti buona governance e sistemi politici reattivi. Alcuni Paesi che sembravano riscuotere successo da tempo, come Turchia o Thailandia, all'improvviso paiono dover far fronte a ostacoli connessi alla forma di governo e alla capacità di mettere a punto compromessi di politica interna. La disgregazione e la disfunzione che ne conseguono sono minacce più serie del tapering della Fed.
È la natura della governance a determinare se la gente utilizzerà i propri talenti ed energie per perseguire innovazione, produzione e creazione di posti di lavoro, o se preferirà dedicarsi alla ricerca di rendita e ad azioni di pressioni lobbistiche per godere di protezioni politiche. A questo proposito, la situazione contrastante di Egitto e Tunisia potrebbe rivelarsi utile per comprendere che cosa faccia la differenza tra successo e fallimento.

In Egitto il passato regime di Mubarak ha fallito il processo di democratizzazione ed è crollato per proteste di massa. In seguito, una consultazione elettorale con bassa affluenza alle urne ha dato con il voto popolare consenso ai Fratelli musulmani che, arrivati al governo, sono andati avanti ignorando la buona governance e alienandosi i favori della popolazione, a eccezione dei seguaci più ferventi.
L'approccio al governo dei Fratelli musulmani spiega la baraonda che hanno provocato nell'economia. Invece di impegnarsi a dar vita a enti competenti di regolamentazione, al di sopra delle parti, hanno assegnato ogni carica di rilievo ai seguaci politici. L'intervento militare di luglio ha portato all'ascesa di un altro regime, che pare incapace di creare istituzioni durature che alimentino la riconciliazione politica e garantiscano crescita.

La Tunisia ci offre invece un esempio di scenario contrastante, quello di un compromesso costituzionale sostenuto da una schiacciante maggioranza della gente. Se il compromesso reggerà, la stabilità prenderà piede, si consoliderà, i mercati lavoreranno, la Tunisia attirerà investimenti, e tornerà di nuovo il turismo.

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