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Questo articolo è stato pubblicato il 07 maggio 2014 alle ore 07:55.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 15:28.

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Si parte dal Canavese, esattamente da Ivrea, dall'Olivetti che fu di Adriano – l'imprenditore illuminato che puntava su uno sviluppo economico che procedesse di pari passo con quello dell'intera comunità – per poi allargarsi al resto del Paese. L'obiettivo è prendere le mosse dalla cultura, da monumenti spesso "minori", per rilanciare un territorio ormai orfano della grande industria. Basta slogan, però. «Non lo diciamo, lo facciamo», afferma perentorio Andrea Carandini, presidente del Fai (Fondo ambiente italiano).

Il progetto prenderà ufficialmente il via il 16 maggio, durante il 18° convegno nazionale del Fai, che si svolgerà, appunto, a Ivrea, negli stabilimenti Olivetti. «Ivrea – prosegue Carandini – è la città più importante del Canavese, dove il Fai possiede da 25 anni il Castello di Masino, che domina l'intero territorio. Li abbiamo pensati come i due fulcri da cui partire per la rinascita di quella comunità. Non sarà più la macchina da scrivere a salvare il Canavese, ma sarà lo stesso territorio a decidere del proprio futuro camminando insieme e unendo tutte le capacità creative, produttive, culturali. Per esempio, abbiamo trovato in un paesino una fabbrica di seggiole: le utilizzeremo per arredare il Castello e per farle così conoscere ai visitatori. Eppoi promuoveremo i cibi e le altre peculiarità del posto. Ci apriamo a un concetto di cultura molto più ampio di quello praticato finora».
Ciò presuppone un rinnovamento del Fai. «I beni del Fondo – spiega Carandini – fino ad adesso erano come perle nel nulla. Ci occupavamo della loro conservazione e di promuovere campagne nazionali come le Giornate di primavera o I luoghi del cuore.

Iniziative importanti, ma che non riuscivano a far diventare i beni epicentro dei territori, capaci di innescarne la rinascita. Per questo il Fai si deve trasformare, territorializzare. La via è stata tracciata dal National trust inglese, che negli ultimi dodici anni è passato da 2,7 milioni a 4 milioni di iscritti ed è in grado di coprire, con gli introiti dei monumenti, tutte le spese di manutenzione e conservazione».
Nei beni gestiti dal Fai, invece, si arriva in media all'83% di autofinanziamento garantito dai biglietti, le sponsorizzazioni, le attività dei servizi aggiuntivi. Per il restante 17% si deve attingere alle risorse del Fondo, che ha comunque bilanci in attivo. «Il nuovo Fai che sperimenteremo partendo dal Castello di Masino per poi estenderci a tutta l'Italia sarà capace – aggiunge Carandini – di una diffusione più ampia dei valori costituzionali della difesa del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, ma garantirà anche un maggiore ritorno economico. Allargheremo, infatti, il nostro target, fino a oggi rivolto fondamentalmente agli appassionati di storia e arte e della natura. Non, però, alle famiglie con bambini o alle persone innamorate in maniera più specifica del territorio, a coloro che vogliono esplorarlo facendo moto all'aria aperta in bicicletta a a piedi. Diversificheremo, dunque, l'offerta per poterci rivolgere a un pubblico molto più ampio e, dunque, superare la quota di 83% di autofinanziamento, che è comunque un ottimo risultato, impensabile nei luoghi statali».

Il Castello di Masino è una sfida nella sfida, perché gli introiti propri si fermano al 72%. La gestione è onerosa e anche per questo è stato scelto per l'esperimento.
Al fondo di tutto c'è la legge aurea di Carandini: «Amare le persone quanto i monumenti. In Italia si amano i monumenti ma non i visitatori. C'è un atteggiamento un po' spocchioso nei confronti di chi visita i monumenti. Li si fa sentire degli estranei . Bisogna superare questo modo di fare. Non solo i grandi beni-icona, come la Reggia di Caserta o il Colosseo, ma anche quelli più normali possono – se si conservano e mantengono bene, se si forniscono servizi appropriati, se si fanno partecipare le persone – consentire di aumentare le presenze e soprattutto scrivere nei cuori i principi di promozione della cultura e di tutela del patrimonio sanciti nella Costituzione».

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