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Questo articolo è stato pubblicato il 11 maggio 2014 alle ore 14:00.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 15:32.

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Un evento simbolico. Che ricorda "quel" giorno. E che - con la sua concretezza - dischiude la speranza per il futuro. Ieri, nel centro storico dell'Aquila, è stata riaperta la Chiesa di Santa Maria di Farfa. Un gioiello del Duecento abruzzese, che era stato danneggiato dal terremoto - quel terremoto - il 6 aprile 2009. Un luogo simbolo della spiritualità aquilana, che è tornato a nuova luce grazie al restauro promosso e finanziato dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro.

Ieri mattina, tutta la comunità aquilana - e non solo - si è radunata in questa chiesa. Fra i molti presenti, l'arcivescovo metropolita emerito della Diocesi dell'Aquila monsignor Giuseppe Molinari, l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, il direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell'Abruzzo Fabrizio Magani e il Past President della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, Benito Benedini. C'era anche il cardinale Angelo Sodano, che ha rammentato le parole e il conforto che Papa Benedetto XVI portò all'Aquila, all'indomani del terremoto: «Benedetto XVI venne qui dopo quel tragico sisma per invocare Maria, madre di speranza. Adesso c'è la gioia di vedere rinascere in molte parti della città delle chiese belle come questa dedicata proprio a Maria, qualcosa che alimenta la fiducia nell'avvenire. L'Aquila può progredire con la cooperazione di tutti».

Quindi Sodano, decano del Collegio cardinalizio, ha ricordato il meccanismo virtuoso che ha permesso di fare tornare alla fisionomia originaria Santa Maria di Farfa: «Andiamo avanti con la fiducia in Dio e nei lavori degli uomini. Qui all'Aquila l'opera di Dio c'è e c'è anche l'opera degli uomini. Per questo atto di solidarietà ringraziamo il Signore e i Cavalieri del Lavoro». Nei giorni immediatamente successivi al terremoto, infatti, la Federazione ha costituito un fondo per raccogliere, tra i propri associati, i contributi da destinarsi ad un intervento di ricostruzione che riguardasse un bene architettonico nel centro storico della città dell'Aquila.

I Cavalieri del Lavoro - con questo intervento - hanno espresso un impegno finanziario di 160.000 euro, a cui si sono aggiunte le donazioni dei singoli Cavalieri a favore di altre iniziative. Ha affermato ieri, all'inaugurazione del restauro, Benito Benedini: «Siamo felici e orgogliosi come Cavalieri del Lavoro e come persone, che hanno ben in mente cosa è successo all'Aquila cinque anni fa, di aver dato il nostro contributo a restituire alla vostra comunità un gioiello che torna a far parte della vita della città, della vita di questo quartiere, della speranza dei cittadini aquilani». In un presente complicato, alberga il germe del futuro. «Quel che conta di più oggi all'Aquila per i suoi abitanti - ha aggiunto Benedini - è di riaffermare con la ricostruzione l'anima che la città, più di tante altre nel nostro Paese, grazie alla sua storia secolare di punto di incontro al confine tra il Regno di Napoli, lo Stato Pontificio, la dorsale appenninica sino a Bologna e la costiera adriatica, ha avuto nel corso dei secoli».

Tutto ha avuto inizio nel giugno 2012, dopo la sottoscrizione di una convenzione con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Abruzzo che ha curato la realizzazione dell'intervento edilizio. «La condivisione d'intenti tra la nostra amministrazione e i Cavalieri del Lavoro ha reso possibile, in tempi brevi, il restauro di questa chiesa», ha precisato Fabrizio Magani. Il direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell'Abruzzo ha poi concluso: «La scelta di questo bene monumentale non è stata casuale, perché così si è restituito ai cittadini un luogo simbolico e d'incontro in uno dei quartieri del centro storico che per primo si sta ripopolando e si sta riappropriando della propria quotidianità».

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