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Tecnologie Social Network

Google rinuncia a Wave, ecco i flop di Mountain View

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Questo articolo è stato pubblicato il 05 agosto 2010 alle ore 15:08.

Google rinuncia allo sviluppo di un software complesso e poco noto alla maggior parte degli utenti come Wave, uno spazio online per la collaborazione tra persone in tempo reale che, nelle intenzioni della società di Mountain View, avrebbe dovuto sostituire la posta elettronica. "Ci piaceva l'interfaccia e le nuove funzioni, ma non ha ottenuto abbastanza attenzione", ha ammesso Eric Schmidt, amministratore delegato di Google.

Le tecnologie di Wave saranno assorbite in altri progetti. Eppure il lancio della piattaforma era stato organizzato con cura, con una raffinata strategia di marketing: prima l'accesso al servizio web per un numero selezionato di utenti, poi l'ingresso a invito da inoltrare a colleghi e amici, infine l'apertura al pubblico. Ma non ha funzionato: gli utenti non si sono mai veramente interessati a Wave. Anzi, la storia dell'azieda fondata da due ex studenti di Stanford, Larry Page e Sergey Brin, include alcuni insuccessi.

La penultima sconfitta è Nexus One, il cellulare distribuito dal gruppo di Mountain View: appena 135mila smartphone venduti in sette mesi. Troppo pochi per continuare la produzione. Diversa, invece, la sorte del sistema operativo per dispositivi mobili sviluppato da Google, Android, che è installato su 200mila cellulari acquistati ogni giorno.

È lunga, invece, la sequenza di sconfitte nei social network. Spesso "Big G" ha intuito le tendenze in atto, ma non ricevuto il supporto del pubblico online. Già nel 2004 ha lanciato la rete sociale Orkut: a distanza di sei anni, ha ancora una vasta base di utenti in Brasile e India. Ma a New Delhi sta perdendo terreno a causa dell'avanzata di Facebook. Google aveva capito per tempo l'ascesa dei servizi di microblogging, dove le persone scrivono brevi messaggi e segnalano link: ha acquistato Jaiku, un clone di twitter, ma poi ha chiuso il progetto perché la partecipazione era scarsa. E già nel 2005 aveva puntato sui social network che mostrano la posizione degli utenti, per esempio attraverso gps o wifi: di recente negli Stati Uniti ha raggiunto due milioni di utenti Foursquare, una rete sociale online che consente alle persone di segnalare dove si trovano.

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Cinque anni fa Google aveva acquistato un altro"geo" social network, Dodgeball, e poi ha dovuto abbandonarlo. Ha riprovato con il servizio Latitude, ma finora non ha riscosso troppo interesse. Con i mondi virtuali non è andata meglio: sulla scia di Second Life, l'universo digitale fondato da Linden Lab, "Big G" ha lanciato Lively, un ibrido tra la chat e spazi tridimensionali. Pochi, però, ne ricordano l'esistenza.

Adesso è il momento dei social games, videogiochi accessibili attraverso internet: il più celebre è Farmville, un terreno digitale dove le persone coltivano piante e allevano animali, all'interno del social network Facebook. Google ha puntato su Zynga, l'azienda che ha progettato la fattoria elettronica, con un investimento da almeno cento milioni di dollari. E ha comprato Slide per 180 milioni di dollari: l'azienda costruisce giochi e applicazioni per reti sociali online. Secondo Techcrunch, il progetto è di lanciare una piattaforma per i videogiochi, "Google games".

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