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Questo articolo è stato pubblicato il 05 ottobre 2014 alle ore 08:13.

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a «D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda» narrava il Marco Polo di Italo Calvino ne «Le città invisibili». Gli abitanti, i visitatori, gli amministratori delle città italiane avanzano domande profondamente diverse tra loro. Una domanda però accomuna tutti ed è arcana come le atmosfere di Calvino: qual è la formula per fare della cultura la leva di un'innovazione che crei sviluppo reale per l'Italia? A dare una risposta ci provano le sei città candidate a Capitale europea della Cultura nel 2019. Il 17 ottobre avverrà la designazione della vincitrice (assieme a Plovdiv, città della Bulgaria, altro paese individuato per il titolo). Ma, al di là dell'esito finale, che cosa hanno imparato le città? Cosa porteranno nel futuro, che possa essere preso a modello per altre città o per l'intero Paese? Quale valore portano nel territorio definito da innovazione, cultura e sviluppo?
Siena
Il cuore della proposta è un circolo virtuoso tra patrimonio ed economia attraverso tecnologie e reti. «L'idea di fondo è quella di una città che, di fronte alla crisi, non agisca sulla retroguardia, ma utilizzi il suo patrimonio storico e culturale in modo disruptive, in chiave di innovazione sociale» spiega Pier Luigi Sacco, direttore di Candidatura di Siena 2019. Come dare risposta a questioni quali l'invecchiamento della popolazione, forme di esclusione, il turismo mordi-e-fuggi? Siena parte da una sua vocazione storica, quella digitale: è stata la prima in Italia a essere interamente cablata nel 1999. E vuole realizzare una piattaforma opensource basata sui beacon, piccoli hardware posizionati nei punti di interesse che interagiscono con smartphone, tablet e tecnologie indossabili. «Vogliamo diventare la prima città al mondo completamente beaconizzata» spiega Sacco. Per far "parlare" la piattaforma, l'idea è riattivare l'industria culturale digitale, in particolare il gaming. Sempre con le tecnologie, in particolare dei maker, Siena mette insieme i talenti del design per dare soluzioni ai problemi dell'accessibilità. Una sorta di laboratorio in cui vengono realizzati prototipi per l'abbattimento delle barriere fisiche, poco costosi e trasferibili in altre città storiche.
Ravenna
«L'eredità che portiamo per il futuro è una grande alleanza territoriale di tutta la Romagna» spiega Alberto Cassani, coordinatore dello staff Ravenna 2019. «Credo che questo sia l'aspetto più innovativo. Grazie a un lavoro quotidiano delle istituzioni coinvolte, siamo riusciti a mettere assieme tutte le città. Così , per esempio , Cesena è capofila di un progetto che sposa agricoltura e design, mentre Rimini lo è per il turismo. Ma poi tutti i progetti hanno una valenza trasversale». E questa matrice Romagna è stata resa possibile dai tempi. «Siamo partiti nel 2007 e lo sguardo è al 2021, settimo centenario della morte di Dante» aggiunge Cassani. L'i ntenzione è mettere assieme le tessere del territorio a comporre un grande mosaico culturale. «L'altra nostra particolarità - aggiunge Cassani - è che abbiamo messo in campo le competenze professionali del territorio. Non ci siamo affidati a consulenti esterni. E questo ci ha permesso di formare risorse di management culturale che rimarranno».
Matera
Tra i Sassi il profilo della città è disegnato da pratiche di fruizione e produzione culturali. «Il paesaggio non può essere curato solo dai soggetti pubblici, dalle amministrazioni e dagli enti locali - spiega Paolo Verri, direttore di Matera 2019 - ma i cittadini sono chiamati ad avere cura del territorio e dei luoghi condivisi». Tra le iniziative, Museo per un giorno. Le opere sono state esposte in abitazioni private, dove i cittadini sono diventati curatori, esperti ed estimatori d'arte, di fronte a familiari, vicini e amici. «Ciascuno di noi è un abitante culturale ed è invitato a essere produttore attivo di cultura» aggiunge Verri. Come è successo nel progetto Unmon a stery, dove tecnologi, artisti, scienziati hanno guidato le persone a esprime re i bisogni della città. L'idea della co-produzione attraversa quindi tutto il progetto OpenMatera. L' Open Design School è concepita come macchina creativa digitale di livello europeo. «È importante che l'imprenditoria, soprattutto giovanile, parta dalle proprie risorse con una visione attiva di produzione culturale innovativa» aggiunge Verri.
Cagliari
Il capoluogo sardo si pone come laboratorio per la riqualificazione urbana. Che non viene intesa solo come miglioramento dei luoghi ma come processo di innalzamento della qualità della vita, di innovazione sociale. La buona pratica in corso è quella di Sant'Elia, quartiere storico. Una volta i suoi cittadini dicevano "andiamo a Cagliari" quando dovevano andare nel centro storico. A partire da una Residenza d'arte pubblica è partito un processo di coinvolgimento di tutto il quartiere e dei suoi abitanti per ricucirlo alla città. E la metafora scelta da Cagliari è proprio quella del tessuto, ispirata dalle opere dell'artista Maria Lai. Fisicamente il quartiere Sant'Elia è stato ricucito grazie a infrastrutture. Allo stesso tempo è stata migliorata la mobilità, inserendo tra l'altro Sant'Elia come snodo delle metropolitana leggera. E ancora con la ricucitura verde, grazie ai finanziamenti del Piano Città nazionale e la collaborazione del paesaggista João Ferreira Nunes. «Siamo al lavoro su altri due quartieri sempre con lo stesso approccio: non progetti calati dall'alto ma reti di quartiere che coinvolgano le comunità - spiega l'assessore alla Cultura Enrica Puggioni - A bbiamo recuperato identità locali, come la cultura del dono e dello scambio, la partecipazione. E abbiamo anche guardato altrove come alla tradizione delle residenze artistiche del modello anglosassone».

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