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Questo articolo è stato pubblicato il 11 gennaio 2011 alle ore 09:39.
L'ultima modifica è del 11 gennaio 2011 alle ore 06:38.

L'autogol di Internet AgendaL'autogol di Internet Agenda

Quando però il dipartimento di Stato ha allacciato collaborazioni più strette con la Silicon Valley, ha complicato enormemente la pur involontaria promozione della democrazia da parte delle aziende tecnologiche. Il dipartimento organizzò cene e ricevimenti per i presidenti e gli amministratori delle aziende presenti su Internet, portandoseli appresso nel mondo insieme a "delegazioni tecnologiche".

Oggi i governi esteri vedono ciò che si scrive sui muri virtuali. Le ricerche su Internet, i siti di social network, perfino la posta elettronica sono ormai sempre più spesso considerati alla stregua d'industrie strategiche che devono essere protette dal controllo straniero. Mosca si sta trastullando con l'idea di spendere cento milioni di dollari per dotarsi di un'alternativa tutta russa a Google. Le autorità iraniane stanno prendendo in considerazione un'idea simile a questa, dopo aver bloccato Gmail nel febbraio scorso e aver lanciato in estate il clone iraniano di Facebook, che si chiama Velayatmadaran, nome che significa "seguaci del velayaat", ovvero del leader supremo. Perfino la Turchia, alleato degli Usa, sta progettando di dare a ogni cittadino turco un indirizzo di posta elettronica gestito dal governo per ridurre la dipendenza della popolazione dai provider statunitensi.
I burocrati e i diplomatici che hanno propagandato l'Internet Freedom Agenda hanno sbagliato a credere che Washington potesse lavorare con la Silicon Valley senza che la gente pensasse che quest'ultima sarebbe diventata uno strumento nelle mani di Washington. Il sistema migliore per promuovere gli obiettivi dell'Internet Freedom Agenda potrebbe essere quello di non avere nessuna agenda.
Traduzione di Anna Bissanti
© FP

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