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Questo articolo è stato pubblicato il 17 ottobre 2011 alle ore 08:10.
L'ultima modifica è del 17 ottobre 2011 alle ore 09:20.

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«A noi - aggiunge - non interessa particolarmente come si debba chiamare l'organismo, nè che abbia 5 consiglieri piuttosto che 11: quello che ci preme è una pianta organica, anche per salvaguardare le professionalità che nel tempo sono maturate e che servono a svolgere le funzioni assegnate; un parere vincolante sulle linee guida, per evitare che restino sulla carta, e infine un potere sanzionatorio per gli enti che violano le regole. Per esempio, l'Agenzia deve poter convocare un'organizzazione, come avviene in Gran Bretagna, e imporle di esibire i bilanci. Solo a queste condizioni potrà giocare, in futuro, un ruolo efficace».

Già, perché a dieci anni dalla nascita l'Agenzia è ancora in mezzo al guado rispetto all'obiettivo di diventare Authority. Istituita con il Dpcm 26 settembre 2000 in base alla delega prevista dalla legge 662 del 23 dicembre 1996, dunque figlia di una misura fiscale, l'Agenzia per le Onlus ha iniziato a operare nel 2001, in forza di un ulteriore regolamento emanato il 21 marzo di quell'anno. È stata fin da subito posta sotto la vigilanza della presidenza del Consiglio ed è stata insediata a Milano in quanto capitale riconosciuta del non profit italiano, sia per il numero di organizzazioni censite, sia per il volume delle attività prodotte.

La sfera delle attribuzioni è rimasta sostanzialmente invariata fino a quest'anno, allorchè il Dpcm 51 del 26 gennaio ha modificato la denominazione - da Agenzia per le Onlus ad Agenzia per il Terzo settore - e arricchito le funzioni istituzionali, con ciò lasciando intravvedere una possibile estensione della sfera di attività, visto che la qualificazione tributaria di Onlus non esaurisce la problematica delle organizzazioni non profit. Il Dpcm, inoltre, ha attribuito all'Agenzia il coordinamento fra le istituzioni responsabili dei registri nazionali e locali, una giungla che, secondo il più recente censimento, a opera proprio dell'Agenzia, sfiora il record dei 300 albi.

In controtendenza rispetto a questi manifesti obiettivi di rafforzamento, lo stesso Dpcm ha dimezzato il numero dei consiglieri a cinque (quattro più il presidente). E nel frattempo è intervenuta la già citata norma taglia-indennità del decreto 78/2010: è pur vero, come ricorda la stessa Authority nella relazione annuale presentata al Parlamento alle soglie dell'estate, che «una determinazione finale circa l'applicabilità o meno all'Agenzia non è stata ancora adottata», in quanto «non è solito che un organismo in carica possa incorrere nella propria trasformazione in organismo a titolo onorifico», ma sta di fatto che le indennità (55mila euro lordi annui per ciascun consigliere) sono state congelate.

L'operatività non si è arrestata, ma le statistiche già registrano un segno meno: l'anno scorso le richieste pervenute dalle Entrate sono state 392, in drastico calo rispetto alle 1.278 del 2009, e i pareri emessi sono stati 606, anche in questo caso con una forte riduzione rispetto ai 1.127 dell'anno precedente. Il trend, si difende l'Agenzia nella relazione al Parlamento, non deriva da una minore produttività, ma dalla maggiore complessità delle istruttorie. Ma sono in diminuzione (da 66 a 59) anche i pareri sulla devoluzione del patrimonio delle organizzazioni in caso di perdita della qualifica di Onlus, oppure di scioglimento, una tipologia di atti a carattere obbligatorio e vincolante.

Con un colpo di reni, ora, l'Agenzia sta completando le linee guida per le raccolte fondi nelle emergenze, situazioni che si sono verificate spesso negli ultimi anni e che hanno dato luogo a pressanti istanze di trasparenza da parte dei donatori e delle stesse organizzazioni. Se stiano sfilando i titoli di coda, oppure stia solo finendo un atto della pubblica recita, vorrebbero saperlo sia gli attori interessati, sia i cittadini spettatori.

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