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Questo articolo è stato pubblicato il 06 settembre 2013 alle ore 07:51.

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L'attuale governance della Banca d'Italia rappresenta un problema? È un caso unico nel panorama mondiale? Implica un conflitto d'interessi nei confronti delle aziende vigilate che sono anche azioniste? E in che misura via Nazionale si sta facendo carico di questi possibili problemi, attraverso sue proposte? Abbiamo girato questi interrogativi, contenuti anche nelle riflessioni di Fulvio Coltorti e Alberto Quadrio Curzio (si veda il Sole 24 ore di ieri e del 16 aprile scorso) al direttore generale della Banca d'Italia. Dal "pensatoio" di Palazzo Koch, il piccolo studio che fu di Carlo Azeglio Ciampi, Salvatore Rossi chiarisce in che termini si può ragionare su un aggiornamento dell'assetto societario di via Nazionale e fa sapere che nel giro di un mese vi sarà una risposta aggiornata e affidabile anche per l'annoso quesito "quanto vale la Banca d'Italia".

Dottor Rossi, è vero che ogni soluzione di tipo privatistico per l'assetto proprietario di Bankitalia contiene in sè il problema del conflitto d'interessi?
No. Le ricordo che lo statuto della Banca centrale, approvato con una legge dello Stato, fissa dei limiti invalicabili per i partecipanti al capitale. C'è un limite assoluto al potere di voto che i quotisti possono esprimere in assemblea, ma soprattutto, per statuto, gli azionisti non possono in nessun modo ingerirsi nelle materie istituzionali: il Consiglio superiore della Banca d'Italia può solo controllare la vita interna dell'Istituto, ma in nessun modo può pronunciarsi su materie di vigilanza, di politica monetaria o su questioni di sistema dei pagamenti; ci sono muraglie cinesi ben solide, insomma. Nel 1936 le quote furono affidate a una serie di banche ed enti pubblici e come si sa fino agli anni '70 la componente pubblica è stata largamente prevalente anche in campo finanziario in Italia. Poi, sono avvenute le privatizzazioni e si è verificato un processo di concentrazione: così anche i partecipanti al capitale di Banca d'Italia si sono concentrati fra loro e sono oggi quasi tutti privati.

Solo via Nazionale tra le banche centrali ha una struttura proprietaria composta da privati?
Se escludiamo la Bce che ha un assetto peculiare, le due banche centrali più importanti al mondo , vale dire la Federal Reserve e la Bank of Japan sono di proprietà dei loro soggetti vigilati. Negli Stati Uniti è addirittura fatto obbligo alle banche e alle altre istituzioni finanziarie di detenere quote della Banca centrale. Un assetto analogo appartiene alla Banca centrale svizzera: sono tutte public companies, ovvero società a proprietà privata diffusa.

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