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Questo articolo è stato pubblicato il 04 giugno 2010 alle ore 22:07.
BUSAN (Corea del Sud) - Una «rivoluzione liberale» con una misura straordinaria «per la libertà di impresà che porti alla »sospensione di 2-3 anni« delle autorizzazioni per le Pmi, la ricerca e le attività artigiane e di piccola entità. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti lancia dal G-20 di Busan, l'idea, condivisa e portata avanti con il premier Silvio Berlusconi, di un grande progetto che passa attraverso la modifica dell'art 41 della Costituzione, per rilanciare la crescita in Italia e in Europa, ora bloccate »dall'eccesso di regole«, e che verrà presentato domani ai 20 Grandi e poi lunedì all'Ecofin.
Tremonti, al termine della prima giornata dei lavori che si tengono nella città sudcoreana, non vuole parlare di finanza, di turbolenza dei mercati o di stabilizzazione dei conti pubblici ma attraverso citazioni, metafore e paralleli storici, espone il piano già accennato nella nota di Palazzo Chigi della vigilia dove si parlava di un grande progetto di liberalizzazione delle attività economiche.
Per il ministro l'Europa e l'Italia «non hanno alternative» di fronte alle sfide della globalizzazione e devono «eliminare l'eccesso di regole che l'Unione si è autocostruita. Questo blocca come un macigno la strada dello sviluppo» e la rende meno competitiva rispetto a paesi emergenti come la Corea o il Brasile, vanificando inoltre i soldi destinati alla crescita. L'alternativa per il Vecchio Continente è quella «di una dolce morte», di una condanna a fare «il guardiano di un cimitero o, al massimo, il tenutario elegante di un antico Relais».
Tremonti entra quindi nel dettaglio del provvedimento che supera «le lenzuolate di Bersani o il piano Casa di Berlusconi», entrambi «falliti perché il sistema non si cambia dall'interno» e non ci sono riuscite né la destra né la sinistra. Il progetto, pensato assieme al premier, prevede una legge costituzionale da presentare dopo la manovra che modifica l'art 41 della Carta, frutto ai tempi della Costituente di un compromesso fra le posizioni delle forze di sinistra e quelle di centro, «rendendo possibile tutto ciò che non è vietato».
La misura, assicura Tremonti, »non è in contrasto con il federalismo fiscale», non comporta aggravi di spesa e avrà carattere transitorio per provarne l'efficacia. Sarà così limitata all'economia reale e non alla finanza mentre l'urbanistica avrà un regime a parte. Pensiamo a una radicale e totale autocertificazione per le Pmi, l'artigianato e la ricerca con i controlli e verifica dei requisiti che vanno fatte ex post». Il ministro non ha paura della reazione e delle conseguenze elettorali delle tante corporazioni, sacche di privilegio italiane: «Il vertice ha creato le regole e la base ora lo chiede» così come fu «il Terzo Stato a domandare» nella rivoluzione illuminista «un re, una legge, un regime d'imposta».










