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Questo articolo è stato pubblicato il 11 ottobre 2010 alle ore 14:09.
La decisione della Commissione europea di sospendere per tre anni i dazi all'ingresso nell'Ue dei prodotti di abbigliamento pakistani determina una «grave situazione» per l'Italia che rischia di essere «il pagatore d'ultima istanza della beneficenza comunitaria». È quanto scrive in una lettera aperta al premier, Silvio Berlusconi il presidente dello Smi (Sistema Moda Italia), Michele Tronconi.
Nella lettera, indirizzata anche ai ministri Tremonti, Maroni, Ronchi, Frattini, Sacconi, Romani e al vice ministro, Urso, il presidente dello Smi rileva, inoltre, che «probabilmente non si è capito che se c'è qualcuno che subirà un danno, ci sarà invece chi incasserà lauti guadagni». In tal senso Tronconi ricorda che «le imprese pakistane del settore, insistono su di un'area che non coincide con quella danneggiata dalle alluvioni». In particolare «si tratta di un'industria in piena efficienza, con una dimensione media aziendale, in termini di fatturato, tra 100 e i 200 milioni di euro, quando in Italia - spiega - la media del settore è venti volte più piccola».
«È davvero pericoloso imbarcarsi in qualcosa che ci danneggia, in un momento così fragile e incerto della ripresa - aggiunge il presidente dello Smi - a meno che, anche nel nostro Paese, si sia deciso di considerare la nostra industria come un vuoto a perdere».
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