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Questo articolo è stato pubblicato il 13 febbraio 2012 alle ore 18:05.

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In tal caso, Obama farebbe meglio a spostarsi al centro (come fece Bill Clinton dopo che i democratici persero il controllo del Congresso nel 1994) e a lavorare con i congressisti repubblicani per delineare delle riforme sensate su tasse e spesa assistenziale. Ma questo scenario sembra improbabile. Infatti, sin dalla sconfitta schiacciante dei democratici nel 2010, Obama si è spostato ancor più a sinistra abbracciando un’agenda populista.

Molto probabilmente, a prescindere dal risultato delle elezioni presidenziali e congressiste di quest’anno, diversi governatori repubblicani acquisteranno un profilo più elevato a livello nazionale. Tutti, infatti, compreso Mitch Daniels dell’Indiana, Chris Christie del New Jersey, Bob McDonnell della Virginia, e l’ex governatore della Florida, Jeb Bush, si sono rifiutati di presentarsi alla candidatura presidenziale repubblicana, ma saranno nella rosa dei candidati per il 2016 nel caso in cui Obama dovesse vincere a novembre.

Louis Brandeis, giudice della Corte Suprema, ha definito gli stati come dei laboratori che dovrebbero avere la possibilità di sperimentare e di apprendere l’uno dall’altro le politiche che funzionano. Clinton ed il Congresso repubblicano, ad esempio, basarono l’importante riforma del welfare del 1996 sulle politiche originariamente implementate dal governatore del Wisconsin Tommy Thompson ed emulate con successo dal sindaco di New York Rudy Giuliani, entrambi riformisti repubblicani. L’attuale schiera di governatori repubblicani offre delle soluzioni innovative a livello nazionale molto simili ad allora, ad esempio sulla spesa, sul debito, e sulle passività del sistema pensionistico a ripartizione e della sanità, che potrebbero fare da modello per il paese.

Fino a novembre la divisione interna del governo e una campagna contenziosa ostacoleranno qualsiasi progresso significativo nelle politiche. Ma dopo le elezioni, le tasse, la spesa, la politica commerciale, il federalismo, la regolamentazione e la difesa prenderanno un corso diverso (quanto diverso dipenderà dal vincitore) con importanti implicazioni per la posizione fiscale degli Stati Uniti, il bilancio esterno e molti altri fattori tra cui le relazioni dell’America con il resto del mondo.

Michael Boskin, attualmente professore di economia presso l’Università di Stanford e ricercatore senior presso l’Hoover Institution, è stato presidente del consiglio dei consulenti economici sotto la presidenza di George Bush tra il 1989 ed il 1993.

Copyright: Project Syndicate, 2012.www.project-syndicate.orgTraduzione di Marzia PecorariPodcast in inglese a quest’indirizzo: VIDEO: Per ascoltare altre opinioni di Michael Boskin sulle questioni attuali relative agli Stati Uniti è possibile scaricare il video tramite questo link:

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