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Questo articolo è stato pubblicato il 23 agosto 2012 alle ore 19:05.

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L’umanità deve apprendere delle nuove modalità per produrre e utilizzare energia a basso tenore di carbonio, per coltivare i prodotti alimentari in modo sostenibile, per costruire città più vivibili e per gestire la collettività globale degli oceani, la biodiversità e l’atmosfera. Ma il tempo sta per scadere.

Le mega città di oggi, ad esempio, devono già affrontare delle ondate di calore pericolose, l’aumento del livello del mare, temporali più estremi, una congestione spaventosa e l’inquinamento dell’acqua e dell’aria. Le regioni agricole devono diventare più resistenti per affrontare un mutamento climatico sempre più intenso. E se una regione in una parte del mondo dovesse riuscire a individuare un modo migliore per gestire il trasporto, i bisogni energetici, le scorte di acqua e cibo, questi risultati dovrebbero entrare a far parte della conoscenza globale di base in tempi rapidi permettendo anche ad altre regioni di trarne beneficio.

In questa nuova rete di conoscenza dell’ONU, le università hanno un ruolo particolare. Proprio 150 anni fa, nel 1862, Abraham Lincoln creò le università land-grant in America per aiutare le comunità locali a migliorare l’agricoltura e la qualità della vita attraverso la scienza. Oggi, abbiamo bisogno di università in tutte le parti del mondo per aiutare le varie società ad affrontare le sfide rappresentate dalla riduzione della povertà, dall’energia pulita, dalle scorte di prodotti alimentari sostenibili, e molte altre. Collegandosi e mettendo i loro curricula online, le università del mondo potrebbero diventare ancor più efficaci nella scoperta e nella promozione di soluzioni scientifiche a problemi complessi.

Anche il settore aziendale mondiale, che ha assunto attualmente due prospettive diverse, ha un ruolo importante nello sviluppo sostenibile. Da un lato è il depositario di tecnologie sostenibili avanzate, di una ricerca e sviluppo all’avanguardia, del management di prima classe e della leadership nella sostenibilità ambientale. Ma, allo stesso tempo, spinge con insistenza per vanificare la regolamentazione ambientale, ridurre le imposte aziendali ed evitare le proprie responsabilità nei confronti della distruzione ecologica. A volte le stesse aziende agiscono su entrambi i lati della barricata.

Le aziende lungimiranti devono necessariamente entrare a far parte del Sustainable Development Solutions Network poiché si trovano in una posizione unica per trasferire le nuove idee e tecnologie in una prima fase dei progetti dimostrativi accelerando in tal modo il ciclo dell’apprendimento globale. Allo stesso modo, è necessario che un gruppo critico di leader aziendali spingano le loro controparti ad abbandonare il lobbying contro l’ambiente e a smettere di finanziare pratiche che giustificano l’inazione dei governi.

Lo sviluppo sostenibile è una sfida generazionale non un compito a breve termine. Il processo di produzione alternativa dell’energia, dei prodotti alimentari, del trasporto e di altri sistemi impiegherà decenni non anni. Ma la natura a lungo termine di questa sfida non deve indurci all’inazione. Dobbiamo iniziare adesso a reinventare i nostri sistemi produttivi proprio perché il percorso del cambiamento sarà lungo ed i pericoli ambientali sono già estremamente pressanti.

Durante la conferenza di Rio +20 lo scorso giugno, i governi mondiali hanno deciso di adottare una nuova serie di obiettivi sullo sviluppo sostenibile per il periodo successivo al 2015 al fine di ottimizzare il successo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio nella riduzione della povertà, della fame e delle malattie. Nell’era post 2015, la lotta alla povertà e per la protezione dell’ambiente andranno di pari passo rinforzandosi a vicenda. Il Segretario Generale Ban Ki-moon ha già avviato una serie di processi globali che aiutano a definire i nuovi obiettivi per il post 2015 in modo aperto, partecipativo e fondato sulla conoscenza.

Il lancio del Sustainable Development Solutions Network da parte del Segretario Generale ha quindi un tempismo perfetto. Non solo il mondo adotterà una nuova serie di obiettivi mirati a raggiungere lo sviluppo sostenibile, ma avrà anche una nuova rete di esperti che aiuteranno a realizzare questi obiettivi fondamentali.

Traduzione di Marzia Pecorari

Jeffrey D. Sachs, professore di economia e direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University, è anche Consulente Speciale del Segretario Generale dell’ONU per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Copyright: Project Syndicate, 2012.

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