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Questo articolo è stato pubblicato il 06 settembre 2013 alle ore 16:16.
La fuorviata mossa del governo americano che è passato da potenziale mediatore e risolutore di problemi ad attivo sostenitore dell’insurrezione siriana è stata, come prevedibile, un terribile errore. Ha messo gli Usa in effettiva opposizione all’iniziativa di pace delle Nazioni Unite allora guidata dall’ex segretario generale Onu Kofi Annan, il cui approccio era quello di invocare il cessate il fuoco seguito da una transizione politica negoziata. Gli Usa hanno evitato questo processo appoggiando la ribellione militare e insistendo per l’immediata dipartita di Assad.
È difficile comprendere questa castroneria. Anche se gli Usa alla fine cercassero di forzare la destituzione di Assad, la loro brusca mossa inasprirebbe la resistenza di Assad, nonché quella dei due alleati nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, Russia e Cina. Oltre a tentare di difendere i propri interessi nella regione, questi due Paesi hanno comprensibilmente rifiutato l’idea del cambio di regime in Siria guidato dagli Usa. La Russia ha dichiarato che l’insistenza dell’America sull’immediata destituzione di Assad è stata un ostacolo alla pace. In questo la Russia aveva ragione.
In effetti, la Russia rivestiva un ruolo plausibilmente costruttivo all’epoca, anche se basato sul fatto che Assad rimanesse al potere almeno per un periodo transitorio, se non per un tempo indefinito. La Russia tentò un approccio pragmatico per proteggere i propri interessi commerciali in Siria e la propria base navale nel porto di Tartus, mettendo al contempo fine agli spargimenti di sangue. I russi sostenevano apertamente l’iniziativa di pace di Annan. Eppure, con gli Usa e altri paesi che finanziavano i ribelli, la Russia (e l’Iran) forniva al regime armi sempre più sofisticate.
Ora, con l’uso di armi chimiche, probabilmente del governo siriano (e forse di entrambi i fronti), gli Usa hanno nuovamente rialzato la posta in gioco. Bypassando l’Onu ancora una volta, gli Usa fanno dichiaratamente intendere di voler intervenire direttamente bombardando la Siria, apparentemente per impedire l’uso futuro delle armi chimiche.
Le motivazioni dell’America non sono del tutto chiare. Forse alla base non c’è alcuna logica di politica estera, ma solo noncuranza. Se invece una qualche logica c’è, per quanto debole, sembra vertere su Iran e Israele, piuttosto che sulla Siria di per sé. Esistono molte dittature nel mondo che gli Usa non tentano di sovvertire. Anzi, molte di loro sono apparentemente stretti alleati dell’America. Allora perché gli Stati Uniti continuano a sostenere una ribellione mortale in una guerra civile che continua a inasprirsi pericolosamente e che ora è giunta al punto degli attacchi con armi chimiche?
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