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Questo articolo è stato pubblicato il 06 settembre 2013 alle ore 16:16.

In pratica, l’amministrazione del presidente Barack Obama ha ereditato la filosofia neoconservatrice che prevede il cambio di regime in Medio Oriente. L’idea è che gli Usa e i suoi stretti alleati possano scegliere chi governi nella regione. Assad deve abbandonare non perché è un dittatore, ma perché è alleato con l’Iran che, dalla prospettiva degli Usa, di Israele, della Turchia e di diversi Paesi del Golfo, lo rendono una minaccia regionale.

Gli Usa sono stati allettati probabilmente dall’idea di fare gli interessi di questi paesi, siano essi la poco convincente visione di Israele della propria sicurezza o l’opposizione dei Paesi sunniti all’Iran sciita. Ma nel lungo periodo la politica estera americana, lontana dal diritto internazionale, non produrrà nient’altro che altra guerra.

Gli Usa dovrebbero invertire rotta. Un attacco diretto americano alla Siria senza l’appoggio dell’Onu riuscirà con buona probabilità a infiammare la regione piuttosto che a risolvere la crisi – un punto ben apprezzato nel Regno Unito, dove il Parlamento ha girato le spalle al governo rifiutando la partecipazione inglese all’attacco militare.

Gli Usa dovrebbero fornire all’Onu le prove degli attacchi chimici, rivolgersi al Consiglio di sicurezza per condannare i colpevoli, riferire tali violazioni alla Corte Penale Internazionale. L’amministrazione Obama dovrebbe anche tentare di collaborare con la Russia e la Cina per far rispettare la . Se gli Usa ci riusciranno, agendo anche con diplomazia e trasparenza (senza sferrare un attacco unilaterale), la Russia e la Cina si ritroveranno isolati a livello globale su questo importante tema.

Gli Usa dovrebbero smettere di utilizzare paesi come la Siria come mandatari contro l’Iran. Il rifiuto del supporto logistico e finanziario americano alla ribellione e il fatto di rivolgersi ad altri per fare lo stesso non cancellerà la dittatura in Siria, né risolverà le questioni dell’America con l’Iran, ma fermerà o ridurrà notevolmente lo spaventoso numero di vittime e la distruzione stessa della Siria.

Farebbero altresì riprendere il processo di pace dell’Onu, questa volta con gli Usa e la Russia dalla stessa parte per frenare le violenze, tenere a bada Al Qaeda (un interesse condiviso) e trovare una soluzione pragmatica a lungo termine per le profonde divisioni interne della Siria. E potrebbe ripartire la ricerca di un modus vivendi degli Usa con l’Iran – dove un nuovo presidente suggerisce un cambio di rotta nella politica estera.

È tempo che gli Usa diano il proprio appoggio per fermare il massacro in Siria. Ciò significa abbandonare l’illusione di poter o dover decider chi governa in Medio Oriente.
Traduzione di Simona Polverino

Jeffrey D. Sachs è professore di sviluppo sostenibile, professore di politica e gestione della salute, nonché direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University. È anche consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per gli Obiettivi del Millennio.

Copyright: Project Syndicate, 2013.

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