Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 18 dicembre 2013 alle ore 15:55.

My24


WASHINGTON, DC – Uno dei capisaldi teorici del commercio internazionale è il principio secondo cui, nel lungo periodo, l'incremento degli scambi commerciali corrisponde a un'accelerazione della crescita del Pil. Tuttavia, la sfida che l'organizzazione per cui lavoro, la Banca mondiale, sta cercando di vincere è quella di garantire che la crescita basata sul commercio migliori la vita dei poveri in tutto il mondo. Per questo motivo, i presidenti di sette istituzioni multilaterali, tra cui la Banca mondiale, hanno dato pieno sostegno all', siglato all'inizio di questo mese a Bali, in occasione della conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio.

Certamente, l'incidenza della povertà nel mondo ha toccato un minimo storico, registrando nel 2010 un calo del a (la quota di popolazione che vive con meno di 1,25 dollari al giorno, in termini di parità del potere d'acquisto) di oltre la metà rispetto al 1990. Resta ancora, però, più di un miliardo di persone che vivono in condizioni di estrema povertà. Inoltre, il progresso non è stato uniforme, con un decremento dei tassi di povertà molto più significativo in Asia orientale e in America Latina che nell'Africa sub-sahariana.

Per far fronte a un contesto globale in continuo mutamento, la Banca mondiale ha introdotto un nuovo obiettivo teso a focalizzare meglio gli interventi per ridurre la povertà: promuovere una prosperità sostenibile e condivisa attraverso il monitoraggio della crescita del reddito del 40% più povero della popolazione di ciascun paese. In altri termini, stiamo rivedendo la nostra definizione di successo in materia di sviluppo e la modalità con cui offriamo supporto commerciale ai paesi interessati.

Il rapporto tra commercio e povertà è variabile e complesso. Un aumento degli scambi commerciali beneficia i consumatori, riducendo i prezzi di beni e servizi. Inoltre, esso offre ai poveri l'accesso a un’ampia varietà di prodotti, fornendo alle imprese una selezione quanto mai diversificata di fattori produttivi.

L'aumento degli scambi, però, può anche portare all’eliminazione di posti di lavoro a bassa qualificazione e alla diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli, condizioni che danneggiano enormemente i poveri. In India, ad esempio, la povertà è diminuita a un ritmo più lento nelle zone in cui gli agricoltori sono esposti a una maggiore concorrenza straniera. Tenuto conto delle limitazioni alla mobilità intersettoriale della manodopera, derivanti da ostacoli all'acquisizione di competenze e una rigida normativa del mercato del lavoro, i lavoratori più poveri hanno poche alternative quando tali cambiamenti si presentano.

Commenta la notizia