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«Un candidato eccellente». Tremonti appoggia Draghi per la guida della Bce

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Questo articolo è stato pubblicato il 12 febbraio 2011 alle ore 09:31.

Il governo italiano «sostiene la candidatura di Mario Draghi» alla presidenza della Banca centrale europea. Il giorno stesso in cui ufficialmente in Germania si è ritirato Axel Weber dalla corsa in pole position per la guida della Bce, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha candidato pubblicamente il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi alla successione di Jean-Claude Trichet. E lo ha fatto in una sede internazionale, incontrando i giornalisti stranieri - nessun italiano presente - presso la sede dell'Associazione stampa estera a pochi passi dal Parlamento.

Tremonti, candidatura Draghi sarà sostenuta dal governo
«Draghi è un eccellente candidato», ha rimarcato il ministro rispondendo a una domanda. Ma ha anche puntualizzato che la scelta non deve tener conto della nazionalità del candidato: «La materia della candidatura è il più alto profilo professionale possibile - ha detto - e quindi pensiamo che quella italiana sia un'ottima candidatura che sarà sostenuta dal governo». L'incontro con la stampa estera, un appuntamento di rito che si tiene all'incirca due volte l'anno e al quale il ministro va molto volentieri, è stato organizzato nei giorni scorsi. Il caso sulla successione a Trichet stava montando e intanto la candidatura di Draghi stava prendendo quota: il sostegno pubblico del governo ieri l'ha sicuramente rafforzata. Tremonti, che aveva impostato l'incontro sulla crisi dell'Europa, ha poi messo in chiaro ai giornalisti italiani all'uscita dell'Associazione che in fatto di candidature Bce «parla il presidente del Consiglio e credo che ne abbia già parlato bene».

La crisi non è stata scatenata dagli stati e dal debito pubblico bensì dalle banche
Tremonti con i giornalisti esteri ha dialogato cordialmente per oltre due ore, sforando sui tempi previsti per intrattenersi con alcuni corrispondenti per un caffè. Ha parlato principalmente di Europa e di politica economica italiana, alla vigilia degli incontri Eurogruppo ed Ecofin che si terranno lunedì e martedì prossimi in un momento delicato per il cammino delle misure anti-crisi e pro-sviluppo. In una lectio con tanto di lavagna per illustrare i grandi cambiamenti in atto, Tremonti ha ribadito che la crisi non è stata scatenata dagli stati e dal debito pubblico bensì dalle banche. È stata una crisi bancaria con rischi sistemici e alla quale si è messo riparo con misure d'emergenza. Secondo il ministro, un grande statista deve «avere il coraggio di dire al suo popolo che deve salvare le banche». «È facile dire è colpa della Grecia o dei paesi mediterranei», ha affermato senza però alzare i toni e senza polemica. «I leader dei paesi dell'Eurozona, molti dei quali con tripla A - ha argomentato - non dovrebbero nascondersi dietro le virtù di bilancio ma dovrebbero spiegare ai loro elettori che buona parte della crisi del debito pubblico non fonda le radici nella spesa pubblica ma nelle banche». E poi ha rilanciato i dati Bri secondo i quali le banche tedesche e francesi sono molto più esposte verso gli stati dell'eurozona periferica rispetto alle banche italiane.

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Tremonti ha spiazzato chi si aspettava, da un paese con alto debito pubblico, una presa di distanza dalla forte stretta in arrivo sulla disciplina dei conti pubblici. Del patto sulla competitività proposto dalla Germania insieme alla Francia, ha parlato bene perché nella sostanza è positivo discutere di regole per rendere l'Europa più competitiva. Ha criticato, semmai, il metodo della proposta, che è stato di stampo intergovernativo e che invece doveva essere più collegiale. Per Tremonti, le iniziative in Europa devono essere comunitarie, a 27, con la massima collaborazione e una sola voce. Il patto sulla competitività «all'Italia va abbastanza bene», ha detto, spingendosi fino a sostenere «che noi ci guadagniamo». Intendendo forse il fatto che la riforma delle pensioni sull'andamento demografico l'Italia l'ha già alle spalle mentre un'armonizzazione della tassazione societaria gioverebbe all'Italia che non ha le agevolazioni che si trovano invece in Irlanda o altri stati.
Sulla politica domestica, oltre a rassicurare i giornalisti stranieri sul basso rischio di contagio che corre l'Italia e soffermandosi sugli altri «fattori rilevanti» come il basso debito privato, il ministro ha smentito, rispondendo a una domanda, come «priva di fondamento» la voce di una manovra da 30 miliardi imposta all'Italia dall'Europa e da realizzarsi entro marzo. Ha invece enfatizzato i successi del contrasto agli evasori: «Il risultato ottenuto lo scorso anno dalla lotta all'evasione fiscale, l'incasso di 25,4 miliardi, è un record assoluto».

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