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Questo articolo è stato pubblicato il 18 agosto 2012 alle ore 08:17.

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E questo nonostante le oscillazioni in termini di costo e di disponibilità della materia prima: «Dipendiamo dall'offerta da parte dei produttori, perché le pelli sono un residuo della lavorazione delle carni, legate ai consumi – spiega Peretti – Le barriere doganali esistono sia sul fronte dell'acquisto, sia sulla vendita del prodotto finito. Le forniture da Paesi come l'Argentina sono interdette». In un distretto dove la storia l'hanno fatta famiglie e aziende passate indenni da generazione a generazione, nel tempo ci sono stati anche dissesti e chiusure clamorosi.

O casi di evasione fiscale, come quello che nel 2010 ha convolto con clamore il Gruppo Mastrotto: «È stato un momento difficile per l'azienda e la famiglia – afferma la giovane presidente, Chiara Mastrotto, 38 anni – ma lo abbiamo superato decidendo con responsabilità di pagare il dovuto, voltando definitivamente pagina e concentrandoci sul business e su nuove strategie competitive per rinforzare il nostro ruolo sui mercati internazionali e riaffermare una storia di imprenditori da oltre 50 anni». Archiviata la vicenda giudiziaria, si riparte senza aver riscontrato ricadute su quote di mercato e volume d'affari. Con 225 milioni di fatturato, il Gruppo è il principale player europeo del conciario: grazie alla solidità finanziaria, sta realizzando un piano industriale che poggia su una piattaforma produttiva su quattro continenti, su una presenza multisettoriale (calzature, pelletteria, abbigliamento, arredo e automotive) e su una logistica integrata, dato che l'80% della produzione viene esportata in 110 Paesi. E se la qualità è il fattore chiave, da qui escono – unica azienda europea – oltre 600 codici colori con consegna just in time in tutto il mondo. «Andiamo verso un mercato in cui non conta più solo l'innovazione di prodotto, ma ci sono continue evoluzioni in termini di proposte stilistiche da un lato, tecnologiche dall'altro – spiega ancora Chiara Mastrotto – Emergeranno sempre più altre variabili quali la delocalizzazione e l'innovazione di servizio, tramite le quali la conceria si dovrà avvicinare al cliente. E i nostri clienti non sono più sottocasa».

Quanto alle chiusure di imprese del settore, che pure in vent'anni di storia non sono mancate, «la differenza è che una volta l'impresa in difficoltà veniva rilevata da altri e proseguiva, oggi semplicemente c'è chi smette di esistere», osserva ancora Valter Peretti. Le ricadute sull'occupazione sono indubbie: dal 2011 al 2012 la cassa integrazione ha segnato +40%, la mobilità, che nel primo trimestre 2011 interessava 73 lavoratori della concia, nello stesso periodo del 2012 è per 95. Tutto questo rimette in discussione un processo di integrazione con le comunità straniere – da Serbia e Bangladesh perlopiù – richiamate dalla ricerca di manodopera: nonostante la crisi, in aziende come Cristina (gruppo Peretti) i lavoratori stranieri superano ancora il 30 per cento.

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