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Norme e Tributi Fisco

Ambrosoli al congresso
dei commercialisti: «Il vostro ruolo è centrale per migliorare la società»

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Questo articolo è stato pubblicato il 23 ottobre 2010 alle ore 13:24.

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I commercialisti e il Sole, una squadra in campo: la parola a Treu e Siciliotti

Terzo ed ultimo giorno del Congresso nazionale dei dottori commercialisti, che da giovedì 21 ha riunito alla Mostra d'Oltremare di Napoli circa 2500 professionisti.

I lavori si avviano al termine con un dibattito sulla "società di lavoro professionale", quarto ed ultimo progetto di legge presentato dal Consiglio nazionale dei commercialisti, che si inserisce nella più ampia riforma delle professioni. Una forma collettiva di esercizio delle professioni intellettuali che consenta alle categorie professionali di aggregarsi, senza capitale minimo, società con personalità giuridica che sia tutelata dalle ragioni dei creditori particolari dei soci. La norma, così come da progetto, andrebbe a tutelare proprio quei giovani su cui intende puntare l'intera politica del consiglio nazionale. Ciò che emerge dagli interventi della tavola rotonda di questa mattina è una sostanziale trasversalità in sede politica rispetto all'esigenza di una legislazione delle società professionali, che metta i professionisti italiani alla pari con i colleghi europei.

Ma le ultime battute dell'assise spettano di diritto a Claudio Siciliotti, che ha invitato Umberto Ambrosoli a portare la propria testimonianza ai 2324 professionisti presenti alla tre giorni, 15% in più rispetto alla prima edizione tenutasi a Torino lo scorso anno. «Il congresso è partito con uno stralcio del film "Un eroe borghese" su Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della banca privata italiana ucciso dalla mafia nel '79 – ha concluso il presidente dei commercialisti – e a lui torniamo nel momento dei saluti, con la testimonianza di suo figlio». Per introdurre Umberto Ambrosoli, sullo schermo il testo della lettera che il padre Giorgio scrisse a sua moglie nel 1975 – ma ritrovata solo dopo la sua morte -, poche ore prima del deposito dello stato passivo della banca.
«Il ruolo delle professioni è centrale per capire come lavorare per il miglioramento della società – ha detto Umberto Ambrosoli –: è arma che può essere usata per costruire qualcosa di virtuoso o per demolire e la responsabilità è tanto maggiore quanto più ampio il novero dei soggetti che subiscono gli effetti delle nostre scelte. È di primaria importanza, per questo, la consapevolezza del proprio ruolo, della propria responsabilità e della capacità di determinarsi liberamente».

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La giornata è iniziata con il dibattito sul consumo critico e sullo Sportello del consumatore-risparmiatore. L'associazione "Impegno civile: patto delle professioni per la tutela dei consumatori", fondata nel 2006, ha intenzione di promuovere lo sportello, ma conta tra i propri obiettivi anche un progetto scuola di educazione finanziaria e la mediazione familiare. All'associazione aderiscono tutti i principali ordini e collegi napoletani, incluso quello dei commercialisti. Una sorta di risposta alle problematiche emerse durante i lavori dell'assise nazionale: tutela del risparmio, educazione all'uso del denaro per evitare sovra indebitamento e usura, diritto alla sicurezza dei prodotti e dei servizi, diritto all'erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualità ed efficienza.

Qual è il ruolo del commercialista in queste attività? «Il commercialista si inserisce in questo percorso perché con la sua indipendenza e autorevolezza può indirizzare le scelte e dare validi consigli – spiega Giovanni Prisco, presidente dell'ordine di Nola – in tre aree: la gestione del risparmio consapevole, la scelta degli investimenti e l'orientamento verso il consumo critico. Perché il progetto abbia successo e cresca, dobbiamo estenderlo all'intero territorio regionale e poi nazionale».

«È in esame al Senato un disegno di legge sull'educazione finanziaria, previdenziale e assicurativa – annuncia Vincenzo Maria Di Maro, responsabile politiche consumeristiche del Ministero dello sviluppo economico -: i soggetti deputati a far questo sono, secondo il progetto, le associazioni di consumatori lasciando porta aperta ad altri soggetti eventualmente accreditati presso un comitato, che programmi e promuova iniziative di educazione».

Intanto si discute di federalismo fiscale. "I costi standard nel federalismo e l'autonomia tributaria degli enti territoriali": il secondo incontro della giornata è imperniato sulla trasparenza degli enti locali e la riduzione dei deficit dei loro bilanci.
Malgrado l'aumento graduale e costante dell'autonomia tributaria a livello locale, uno studio dell'istituto di ricerca del consiglio nazionale dei commercialista evidenzia ancora un forte sbilanciamento verticale tra entrate e spese proprie, nel 2009 pari a 118 miliardi di euro a livello aggregato: ciò sta a significare che su 248 miliardi di spese proprie, 118 provengono da trasferimenti statali. Lo sbilanciamento è però anche orizzontale, nella distribuzione delle basi imponibili erariali, soprattutto tra nord e sud del paese (lo squilibrio è riscontrabile sia per l'Irpef sia per l'Iva alla produzione). Il federalismo ha l'obiettivo di definire il riparto dell'Iva a livello regionale per garantire una adeguata compartecipazione.

Secondo quanto disposto dalla legge delega, ruolo fondamentale è svolto dalla compartecipazione al gettito Iva per garantire il finanziamento delle spese essenziali della regione, degli enti locali e del fondo perequativo statale. Ciò che bisogna capire – e scegliere – è il modo di distribuzione territoriale del gettito Iva. Se viene distribuita in base ai consumi piuttosto che secondo la produzione ne deriva una maggiore equità di gettito. Per evitare l'incognita sul quantum, il Consiglio nazionale propone di anticipare il calcolo della percentuale di Iva da ripartire elaborando i dati dell'Anagrafe tributaria. Ciò su cui punta è la qualità delle informazioni contabili (con conseguente riduzione dell'evasione). Contabilità economico-patrimoniale di tutti gli enti pubblici e obbligo di costituzione dell'organo di revisione; regolamentazione e certificazione delle competenze professionale per quella revisione; selezione e nomina dei revisori affidata a organismi indipendenti: queste le proposte dei commercialisti.

«Se da 18 fonti di entrata per i comuni – commenta Luca Antonini, presidente commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale – si passa all'accorpamento, il saldo probabilmente resta uguale, ma l'elettore può avere un maggiore controllo sul modo in cui viene utilizzato il suo denaro. Così si garantisce la trasparenza delle entrate e delle spese degli enti locali».

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