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Questo articolo è stato pubblicato il 03 aprile 2011 alle ore 17:57.

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Per chi ancora non ci credeva: molti italiani evadono quasi il 40% delle imposte dovute. E lo fanno appena possono. Nella media, 41 milioni di contribuenti omettono di versare 72 miliardi, più di quanto manca ogni anno a pareggiare i conti: il 2010 ha lasciato un disavanzo di cassa del settore statale di 67 miliardi e 500 milioni. Come dire, a grandi linee, che se tutti pagassero le tasse il debito pubblico, che al deficit è strutturalmente correlato, si fermerebbe o quasi. Roba da fantascienza. Ma da fantascienza è anche la percentuale di evasione che le Entrate indicano: su ogni 100 euro di imposte ne vengono evasi 17,87. E considerando che nel 2010 il gettito totale è stato di 403,3 miliardi, i conti sono presto fatti.

Inoltre, questo importo enorme è addebitabile in buona parte a chi omette redditi non controllabili. Se cioè escludiamo i redditi sui quali non è possibile evadere (lavoro dipendente, pensioni, conti correnti e tutti quelli assoggettati a ritenute a titolo d'imposta), la percentuale dell'evasione sale al 38,19 per cento.

Il dato forse più allarmante, però, non è quello che deriva dallo scorporo dei redditi blindati dal fisco. Che lavoratori autonomi e imprese evadessero circa un terzo delle imposte è cosa nota da tempo e tutti gli studi e le stime lo hanno sempre confermato. Ciò che preoccupa forse di più è scoprire che l'evasione si manifesta su ogni tipologia di reddito non immediatamente controllabile: ci sono, infatti, anche i redditi immobiliari, come le locazioni, e la massa delle detrazioni non dovute, le piccole furbizie del contribuente qualunque che sono all'origine di una fetta di evasione. E' chiaro che se un contribuente con tre milioni di tasse ne evade il 10% fa molto più danno di un pensionato che non denuncia 6mila euro all'anno dell'affitto di un monolocale. Ma è altrettanto chiaro che risulta difficile governare il popolo degli evasori, che cerca di scappare appena può dalle maglie del fisco.

Gli strumenti a disposizione sono molti: ma i dati orgogliosamente esibiti come recupero di imposte omesse effettuato nel 2010 superano i 10 miliardi, e sono molto lontani dal totale dell'evasione. In realtà le Entrate hanno differenziato gli interventi: il redditometro si basa sulla distanza tra un tenore di vita elevato e il pochissimo dichiarato al fisco, e nel 2010 è stato inventato lo "spesometro", che somiglia più al vecchio redditometro basato sugli accertamenti puntuali mentre il redditometro ha, in sostanza, lo scopo di convincere il contribuente con un avvertimento che è meglio mettersi in regola alla svelta. Una politica seguita anche nei confronti delle imprese, con studi di settore con funzione di compliance e incremento degli accertamenti sintetici: 30mila controlli con una maggiore imposta accertata di oltre 500 milioni nel 2010.

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