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Questo articolo è stato pubblicato il 03 giugno 2014 alle ore 22:30.
L'ultima modifica è del 04 giugno 2014 alle ore 11:20.

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Il Governo ha presentato martedì sera alle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato l'emendamento per lo slittamento del pagamento Tasi. Si tratta dello slittamento ad ottobre per i comuni che non hanno ancora deliberato l'aliquota. Lo stesso provvedimento dovrebbe essere anche varato dal Cdm in settimana per renderlo immediatamente esecutivo. (Ansa)

di Gianni Trovati
Al termine della corsa alla delibera, la proroga dell'acconto Tasi che il Governo sta preparando dovrebbe riguardare 5.760 Comuni, cioè il 71,5% dei municipi italiani. Nonostante le molte voci, da Confedilizia a Federcasa e alle associazioni dei consumatori, che hanno chiesto una proroga generalizzata, stando ai testi scritti in vista dell'approvazione in consiglio dei ministri il rinvio dovrebbe essere "selettivo", e riguardare cioè i Comuni in cui le delibere non sono state approvate in tempo, o in ogni caso non sono state pubblicate entro il 31 maggio nel censimento ufficiale del dipartimento Finanze (che riportiamo alle pagine 41 e 42).

I Comuni italiani sono oggi 8.057, in 2.181 sono presenti nell'elenco delle delibere pubblicate dal ministero (in un centinaio di casi ci sono doppie delibere, in cui una decisione più recente "corregge" la precedente), mentre i 111 Comuni della Provincia di Bolzano non conoscono il problema Tasi perché in Alto Adige si pagherà l'Imi, l'«imposta municipale immobiliare» che da quelle parti sostituisce Imu e Tasi ed esclude gran parte delle abitazioni principali.

Quando si guarda nelle delibere, però, la realtà si fa ancora più complessa. Bari, per esempio, è compresa nell'elenco delle Finanze, ma se si guarda la delibera si può leggere la discussione in consiglio comunale ma non le aliquote. La ragione è semplice: la delibera, approvata, proponeva il rinvio dell'acconto per tutti al 16 dicembre, per cui le aliquote non ci sono.

Diversa la situazione in altri Comuni, per esempio ad Ancona: lì le aliquote sono state approvate, ma l'acconto Tasi è fissato per il 16 settembre e non per il 16 giugno, anche se la legge nazionale indica quest'ultima data. Decisioni simili si incontrano in altri Comuni, per cui oltre alla proroga occorrerà precisare in fretta quale regola devono seguire i contribuenti: quella nazionale oppure quella locale? La Tasi, a differenza dell'Imu, è un'entrata solo comunale, e ovviamente i Comuni che pur avendo deciso le aliquote hanno stabilito per l'acconto date successive al 16 giugno non faranno pagare interessi e sanzioni ai contribuenti in ritardo sulla scadenza nazionale, ma un chiarimento serve. Anche perché una legge nazionale esiste, e indica il 16 giugno superando la "libertà di scelta" garantita ai Comuni dalle regole originarie.

Nell'incrocio della Iuc, va del resto ricordato che l'Imu non può essere in alcun modo spostata, anche perché una quota del gettito (quella prodotta ad aliquota standard su capannoni, alberghi e così via) continua ad andare allo Stato. L'acconto dell'imposta municipale, sulle abitazioni principali di lusso e su tutti gli altri immobili, va pagata in tutti i Comuni, a prescindere dalla presenza o meno di delibere nuove: la prima rata, infatti, deve essere sempre calcolata sulla base delle aliquote in vigore l'anno precedente.

gianni.trovati@ilsole24ore.com

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