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Questo articolo è stato pubblicato il 08 giugno 2010 alle ore 13:43.
Alcune decine di persone hanno inscenato oggi ad Hong Kong una protesta contro la Foxconn, l'impresa nella cui fabbrica nel sud della Cina dieci lavoratori si sono suicidati dall' inizio dell' anno. Lo afferma sul suo sito web il quotidiano South China Morning Post.
«I lavoratori non sono macchine, hanno una dignità», diceva uno dei cartelli esposti dai contestatori che hanno approfittato di una riunione degli azionisti della Foxconn in un albergo di Hong Kong per dare vita alla protesta.
Anche la Apple - una delle multinazionali clienti della Foxconn - è stata presa di mira con un cartello nel quale il presidente della compagnia californiana Steve Jobs era rappresentato come un diavolo. La scorsa settimana, Jobs ha difeso la Foxconn, dichiarandosi «preoccupato» per l'ondata di suicidi ma aggiungendo che il suo impianto di Shenzhen «non è una fabbrica di schiavi».
I suicidi, le cui motivazioni non sono state completamente spiegate, si sono verificati mentre proteste contro i bassi salari e le dure condizioni di vita degli operai sono in corso in numerose fabbriche della Cina meridionale, la zona più industrializzata del Paese nella quale operano molti fornitori di imprese multinazionali come la Foxccon, che oltre alla Apple ha tra i suoi clienti la Sony e la Dell Computer.
Gli organizzatori della protesta hanno chiesto alla Foxconn - che è di proprietà taiwanese - e alle altre imprese di Taiwan presenti in Cina di alzare i salari e di permettere la creazione di sindacati indipendenti nelle loro fabbriche.