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Questo articolo è stato pubblicato il 16 settembre 2010 alle ore 16:38.
BRUXELLES - Violento scontro verbale tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso . Il caso delle espulsioni di rom dalla Francia e le accuse dell'esecutivo europeo al governo di Parigi di aver violato principi fondanti dell'Unione hanno infiammato il vertice dei capi di stato e di governo. Il diverbio è scoppiato durante il pranzo ed era stato praticamente annunciato. Chi ha ragione secondo voi?
Il caso rom non fa parte dell'agenda, ma Sarkozy è arrivato a Bruxelles con l'obiettivo preciso di respingere l'attacco della Commissione europea dopo che la responsabile della Giustizia Viviane Reding aveva annunciato l'altro giorno la prossima apertura di una procedura per la violazione del Trattato, dei principi che regolano la libera circolazione delle persone. Le mezze scuse di Reding per i toni usati non sono state sufficienti a evitare la dura polemica, anche perché Barroso ha dato alla commissaria lussemburghese pieno sostegno. «Le autorità francesi - ha sottolineato comunque Sarkozy - continueranno a smantellare tutti gli accampamenti illegali a prescindere dall'etnia dei loro occupanti, al fine di far rispettare l'ordine pubblico». Sarkozy non è solo nella contestazione della Commissione europea: nei giorni scorsi lo ha appoggiato il premier Silvio Berlusconi e oggi il premier conservatore ceco Petr Necas (Ue e altri paesi "non dovrebbero intromettersi in una disputa che in Francia ha molti aspetti di una disputa elettorale", ha detto oggi Necas). Il governo tedesco, però, ha sostenuto nella sostanza la linea della Commissione europea. La cancelliera Angela Merkel ha anche preso le distanze dal presidente francese, precisando di non aver mai parlato a Sarkozy di smantellamento di campi nomadi in Germania, come invece aveva sostenuto il capo dell'Eliseo.
La legislazione europea in materia è piuttosto chiara e così l'ha riassunta oggi il premier belga Yves Leterme (premier più che dimezzato visto che la crisi politica del paese che ospita le istituzioni europee dura da più di tre mesi): «Siamo tutti d'accordo sul fatto che la Commissione deve vigilare sulla buona applicazione degli impegni assunti dalla Francia, deve assumere le proprie responsabilità così come i cittadini europei che godono della libertà di circolazione devono a loro volta avere rispetto per il diritto di proprietà e per le regole che stabiliscono la libera circolazione». Non è il classico colpo al cerchio e alla botte: la cosa certa è che le regole Ue non permettono misure di espulsione sulla base delle origine etniche. La circolare del ministero degli interni francese, in cui si prendevano direttamente di mira i rom, è stata ritirata e ora Bruxelles dovra' valutare come procedere.









