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Questo articolo è stato pubblicato il 25 settembre 2010 alle ore 12:00.
Nel giorno in cui Gianfranco Fini consegnerà a un videomessaggio la sua verità sulla casa di An, il premier Silvio Berlusconi interviene in vista del discorso del 29 settembre. E lo fa con un audiomessaggio ai promotori della libertà del ministro Michela Brambilla e ai militanti della Giovane Italia (il movimento giovanile del Pdl legato al ministro Giorgia Meloni). «In questi giorni l'immagine che dà di sé la politica è davvero un disastro, è molto peggio del teatrino di sempre, del teatrino delle chiacchiere, degli insulti, delle falsità». Poi il premier invita a guardare avanti e a concentrarsi sulle prossime sfide dell'esecutivo. «Meglio lasciar perdere - aggiunge -. Fuori da questo teatrino, il nostro governo invece, il governo del fare, ha continuato a lavorare in silenzio su cose concrete, nell'interesse di tutti gli italiani».
Il messaggio del presidente del Consiglio si concentra sul ruolo delle truppe italiane in Afghanistan e nelle altre missioni di pace. «Gli italiani hanno oggi un estremo bisogno di valori positivi, di valori etici e morali, hanno bisogno di ritrovare la fiducia nello Stato». Il messaggio, aggiunge ancora Berlusconi, «che il lavoro straordinario dei nostri soldati in Afghanistan lancia agli italiani racchiude tutto questo e merita di essere conosciuto e considerato, merita di ricevere il plauso di tutto il Paese».
Quindi il Cavaliere ricorda i risultati ottenuti dalla missione italiana a Kabul. «Abbiamo riaperto molte scuole. Queste scuole hanno consentito in alcune aree di raggiungere, partendo da zero, percentuali di frequenza degli alunni simili a quelle europee. Il lavoro di convincimento sui contadini è stato tale che molti hanno accettato, nella zona sotto il comando italiano». Un lavoro che ha consentito agli italiani di guadagnarsi la stima degli alleati tanto che, ricorda Berlusconi, «gli Stati Uniti ora affidano proprio ai nostri soldati la gestione dei fondi per la ricostruzione sul piano più strettamente militare. I nostri soldati, per conquistare la fiducia nei vari villaggi, dormono e mangiano tra la gente comune, ben sapendo che il rischio è molto elevato per possibili attacchi dei talebani». (Ce. Do.)
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