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Questo articolo è stato pubblicato il 18 ottobre 2010 alle ore 15:00.
Ogni giorno scompaiono in media 27 bambini o adolescenti in Europa. È un fenomeno «in crescita», come denuncia il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, secondo il quale l'Italia «in ritardo» negli interventi preventivi e di accoglienza. A Roma è in corso un convegno sul tema della scomparsa dei minori, al quale partecipano esponenti dell'associazione, delle forze dell'ordine e giornalisti.
Secondo i dati della Federazione europea per i bambini scomparsi e sfruttati, di cui è membro lo stesso Telefono Azzurro, nel 2009, in 11 paesi europei del network, sono state segnalate 9.685 scomparse di minori. Nell'85% dei casi, la motivazione è la fuga da casa o da un istituto; la maggior parte dei minori scomparsi, anche in Italia, riguarda stranieri (romeni e bulgari).
Anche secondo la casistica trattata dalla linee telefoniche gestite da Telefono Azzurro (1.96.96, 199.15.15.15 e 114 Emergenza infanzia), in oltre il 63% dei casi la scomparsa del minore è volontaria. «La fuga da casa o dalla comunità - afferma Caffo - rappresenta la manifestazione di diverse forme di disagio. Possono essere difficoltà relazionali, psicologiche, abusi fisici o sessuali. In tal caso, la fuga significa reagire ad una situazione insostenibile». Nel nostro paese, il fenomeno dei minori scomparsi «non è molto percepito, ci sono poche risorse. Invece è un'emergenza, non ha a che vedere solo con la cronaca». Il presidente dell'associazione, in particolare, segnala che i minori che fuggono, soprattutto dagli istituti, vanno aiutati perchè sono quelli più a rischio delle organizzazioni criminali.
Un aspetto su cui lavorare, per Caffo è l'informazione. Ricordando che quest'anno la Carta di Treviso compie vent'anni, sostiene che va conciliato il diritto/dovere di cronaca, la tutela dei minori e delle famiglie. «Il problema più urgente - spiega - non è più se informare ma come informare. In tal senso, non è più possibile trascurare l'analisi e la comprensione dell'evoluzione dei meccanismi di informazione e diffusione delle notizie alla luce dell'avvento dei new media e in generale della rete, con tutte le potenzialità e i rischi che essa comporta». Ad esempio, Caffo ribadisce che non va sottovalutato il dato secondo il quale il 40% degli adolescenti ha avuto online richieste di incontro da parte di sconosciuti. Caffo chiede una maggiore attenzione al Parlamento sul tema ed un coordinamento a livello ministeriale. «Per l'infanzia - ha osservato - manca un ministero di riferimento. Fra l'altro negli ultimi mesi, non si parla più di infanzia e sugli interventi sta pesando il taglio delle risorse agli enti locali».









