Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 15 novembre 2010 alle ore 09:11.
NEW YORK - Anno 2014: la guerra è finita. La direttiva è in un documento riservato della Casa Bianca che sarà presentato al prossimo vertice Nato di Lisbona del 19 e 20 novembre perchè sia sottoscritto da tutti i paesi alleati. Il vertice avrà un significato particolare perché ci sarà anche il presidente russo Dimitri Medvedev. E' chiaro che l'appoggio russo per il successo di questa tabella di marcia è fondamentale. Indiscrezioni raccolte in ambienti vicini alla Casa Bianca ci hanno confermato che Medvedev è stato informato di questo piano dal presidente Obama durante il loro vertice bilaterale di ieri a Yokohama.
E che l'obiettivo di Washington è proprio quello di costruire un fronte unito e allargato per poter creare le condizioni per l'uscita definitiva. Un vertice Nato chiave dunque, quello di Lisbona, che dovrà formalizzare il percorso per la chiusura della più grande missione di guerra della Nato al di fuori del suo teatro di naturale attività, l'Europa.
Ma veniamo al documento, anticipato per primo dal New York Times. Come si è detto, prevede il ritiro delle forze combattenti dall'Afghanistan entro il 2014. L'estate del 2011, con l'inizio del "phase out" sara' il punto di partenza di un processo simile a quello seguito in Iraq. Ritiri parziali, graduale disimpengo, ruolo crescente dei civili e delle Nazioni Unite. Questo non significa che in Afghanistan non resteranno contingenti militari con missioni tecniche e di addestramento, proprio come è successo in Iraq: se le missioni di guerra sono finite, restano sul campo 50.000 soldati americani con missioni di addestramento, di supervisione e di aiuto.
Fonti vicine all'Onu ci hanno dato anche un'altra prospettiva: non è un caso che oggi le squadre di comando a Kabul, quella militare e quella civile siano formate dalle due stesse persone che hanno gestito un'operazione analoga a Baghdad, il generale Petraeus alla guida delle forze alleate e Staffan de Mistura come alto rappresentante del segretario generale delle Nazioni Unite. Un binomio collaudato dunque per una missione che prevede comunque un "surge", una escalation, già in corso da qualche mese per stanare i combattenti di Al Qaeda e i Talebani dai loro rifugi nelle montagne al confine con il Pakistan e in territorio pakistano. Ed è soltanto in queste settimane che si raggiungerà il massimo dello schieramento delle truppe americane. Il presidente Barack Obama aveva infatti deciso di triplicare le truppe sul campo per un ultimo affondo. Questo significa che da qui ai prossimi mesi ci saranno le battaglie piu' dure, i contrattacchi piu' feroci di talebani e di Al Qaeda, molti morti fra i soldati alleati e vi saranno altri tentativi di attacchi terroristici contro l'Occidente dopo quelli sventati nell'ultimo anno, dalla boma a Times Square ai pacchi dono da inviare con i cargo Ups.








