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Casini: ci siederemo al tavolo, ma serve un governo d'armistizio

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Questo articolo è stato pubblicato il 21 novembre 2010 alle ore 14:47.

«Se vogliono cambiare ci siederemo al tavolo ma ci aspettiamo fatti». Lo ha detto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini parlando all'assemblea nazionale del partito, che si è conclusa a Fieramilanocity. «La condizione - ha precisato Casini - è che si cambi davvero: non ci piace la Lega e non ci fidiamo delle promesse di Berlusconi».

«Non possiamo consentirci - ha detto ancora Casini - di stare in riva al fiume perché il cadavere che vedremo passare non è quello di Berlusconi ma quello del Paese».
Il leader dell'Udc ha spiegato che nel partito: «non abbiamo fretta di andare a governare: se siamo stati all'opposizione per due anni è perchè non condividiamo la politica degli spot». Aggiungendo che: «dopo due anni e mezzo e dopo essere partito con 100 parlamentari di maggioranza, Berlusconi rischia la stessa strada di Prodi».

Secondo Casini serve «un governo di armistizio, di responsabilità e di solidarietà nazionale. Per tre-quattro anni bisognerebbe non pensare a chi vince le elezioni ma governare facendo anche scelte impopolari».

Al discorso di Casini, che arriva all'indomani delle dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi al vertice Nato di Lisbona secondo cui in caso di elezioni il Pdl vincerà anche senza l'appoggio di Fini, ha replicato il senatore della Lega, Piergiorgio Stiffoni: «Se noi gli siamo indigesti non si segga, resti in piedi con il cerino in mano».

La possibilità che la maggioranza sopravviva con un allargamento all'Udc, come ha prospettato Pier Ferdinando Casini, lascia perplessi i vertici del Pd. «Siamo alle tattiche», spiegano da largo del Nazareno, «servono una discontinuità, una rottura con Berlusconi e il berlusconismo». Dunque, non si può fare «l'attuale maggioranza più qualcosa, serve una fase nuova».

Casini, sottolineano dal partito democratico, «fa il suo mestiere» anche se a leggerle bene le sue parole sono molto caute visto l'attacco alla Lega e la richiesta di cambiamento. Di certo, comunque, «non è così che si apre una fase nuova». La possibilità per il centrodestra di agganciare l'Udc fa parte delle «piccole tattiche di sopravvivenza che però non sono sufficienti».

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Così come, è stato spiegato, non sarebbe certo un governo solido quello che dovesse riuscire a ottenere la fiducia in entrambi i rami del parlamento il 14 dicembre: «Che esecutivo sarebbe se potesse contare su due voti di maggioranza?».

Ironico Antonio Borghesi, presidente vicario del gruppo Italia dei valori alla Camera: «Casini siede al tavolo del governo? Magari a tavola, come nella peggiore tradizione dei 'forchettonì democristiani. Il disegno è chiaro: allargamento della maggioranza all'Udc per puntellare un governo senza numeri e senza idee e marginalizzare il dissenso interno. Alla fine, com'era prevedibile, Casini ha scelto il forno di Berlusconi».

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