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Le strane discordanze sulla morte in Afghanistan del caporalmaggiore Miotto. L'ira di La Russa

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Questo articolo è stato pubblicato il 06 gennaio 2011 alle ore 13:18.

A una settimana dalla morte del caporalmaggiore Matteo Miotto le modalità che hanno portato all'uccisione del trentacinquesimo caduto italiano in nove anni di guerra afghana restano confuse. Una confusione generata dalle strane incongruenze e dalle discordanti versioni fornite dai militari e dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa oggi in visita in Afghanistan.

L'ira di La Russa sulla ricostruzione «tardiva e incompleta» della morte di Matteo Miotto

Il 31 dicembre il comando italiano a Herat rende noto che il caporal maggiore Matteo Miotto, 24 anni, veneto di Thiene, in forza al 7° reggimento alpini è stato colpito a morte da un cecchino, mentre era di guardia in una base avanzata Snow, nel distretto di Gulistan. Il proiettile di lo avrebbe centrato alla spalla, un punto non protetto dal giubbotto antiproiettile. Il colpo avrebbe raggiunto organi vitali e per il militare non ci sarebbe stato nulla da fare.
Lo stesso giorno fonti militari riferiscono all'Ansa che il colpo del cecchino avrebbe centrato Miotto al fianco, non alla spalla. L'alpino, subito soccorso, non sarebbe morto subito ma la lesione si è rivelata gravissima e non c'è stato nulla da fare. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha confermato che ''il nostro soldato è stato colpito da un solo colpo in uno dei punti scoperti sia da protezioni fisse che personali: quindi una tragica e drammatica fatalità, che fa ancora più rabbia''.

L'agonia di Miotto viene smentita il 2 gennaio dal referto del medico legale secondo il quale la morte «è stata immediata e causata da un solo colpo» di arma da fuoco come ha riferito Paolo Arbarello, direttore dell'Istituto di Medicina legale dell'Università La Sapienza di Roma, che ha eseguito l'autopsia sul corpo del militare.

Anche il tiro del cecchino talebano viene smentito, sempre da fonti militari, pochi giorni dopo. Il colonnello Stefano Fregona, comandante della caserma del reggimento alpino di Belluno dichiara a Il Gazzettino che «a colpire Miotto non è stato un cecchino ma un colpo arrivato di rimbalzo o in ricaduta». Fregona si trova a Belluno, non in Afghanistan, ma pare ben informato e valuta che il colpo che ha ucciso Miotto abbia lacerato l'aorta anche se precisa che «nessuno ha potuto leggere l'autopsia».

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L'ira di La Russa sulla ricostruzione «tardiva e incompleta della morte di Matteo Miotto». Nella foto un momento della visita del Ministro della Difesa Ignazio La Russa al contingente italiano ad Herat, in Afghanistan (Ansa)

L'ira di La Russa sulla ricostruzione «tardiva e incompleta» della morte di Matteo Miotto

È arrabbiato Ignazio La Russa, giunto questa mattina nella valle del Gulistan (Afghanistan

A Roma i funerali del caporal maggiore Matteo Miotto

A Roma i funerali del caporal maggiore Matteo Miotto. Martedì il rito privato a Thiene

Dopo i funerali nella basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma, la salma del primo caporal

Una foto di Matteo Miotto, il militare italiano caduto in Afghanistan (Ansa)

Morto militare italiano in Afghanistan, ucciso da un cecchino. L'ultima lettera di Matteo Miotto

Morto militare italiano in Afghanistan. Il fatto è avvenuto di mattina, nel distretto del Gulistan,

Matteo Miotto

foto Afp

Tags Correlati: Afghanistan | ANSA | Belluno | Franco Miotto | Gulistan | Herat | Ignazio La Russa | Marcello Bellacicco | Matteo Miotto | Ministro della Difesa | Paolo Arbarello | Roma | Stefano Fregona | Università La Sapienza

 

Ad aumentare la confusione e a compromettere ulteriormente l'attendibilità delle fonti ufficiali ha contribuito ieri il Ministro Ignazio La Russa, che in visita a Herat (oggi si è recato in Gulistan in visita alla base Snow) ha affermato che non si è trattato «dell'azione di un cecchino isolato, ma di un gruppo di terroristi»'. Una battaglia nella quale Miotto avrebbe fatto fuoco più volte contro i talebani che attaccavano la base. «Miotto è stato ucciso da un cecchino - ha affermato La Russa - solo che questo non ha sparato un solo colpo, ma diversi colpi. Si può pensare che non fosse solo, anzi è probabile che ci fossero altri 4/5 uomini di copertura, ma è possibile che a sparare da lontano sia stato soltanto lui».

Il ministro parla di «un vero e proprio scontro a fuoco». Il gruppo di insorti che hanno attaccato la base hanno cominciato a sparare con armi leggere. I militari italiani hanno risposto. «Miotto, che faceva parte di una forza di pronto impiego - ha ricostruito La Russa - è andato sulla garitta, come previsto, a dare manforte al soldato che c'era. Sparavano a turno: uno sparava e l'altro si abbassava. E' stato proprio mentre si stava abbassando che Matteo è stato centrato al collo. ‘Mi hanno colpito', ha detto. Poi si è accasciato ed è morto».

Dall'esame del proiettile è stato possibile risalire all'arma utilizzata: un fucile di precisione russo Dragunov come ha confermato lo stesso La Russa. Il generale Marcello Bellacicco, comandante del contingente italiano e della Brigata alpina Julia , ammette che negli ultimi tempi la presenza di cecchini è aumentata «e per questo stiamo anche verificando se per caso sia stata introdotta nella nostra area una partita di questo tipo di fucili da precisione». La battaglia alla base Snow si è conclusa «dopo diverse decine di minuti», anche in seguito all'intervento di un aereo americano che ha contribuito a mettere in fuga gli insorti che, secondo indiscrezioni, avrebbero lasciato sul campo 4 morti ma non è chiaro se tra loro ci fosse anche il cecchino.

La Russa ha poi precisato di aver solo integrato la prima versione dei fatti ma in realtà le sue dichiarazioni mutano il contesto nel quale è stato ucciso Miotto da un agguato effettuato da un cecchino ben appostato a un combattimento del quale il caporalmaggiore è stato protagonista e non solo vittima. Molti interrogativi restano da risolvere. Innanzitutto dove è stato colpito Miotto? Al fianco, alla spalla o al collo? Secondo le procedure il rapporto dettagliato sul combattimento intorno alla base Snow è stato redatto dal Settimo reggimento alpini il 31 dicembre e inviato a Roma e al comando alleato di Kabul. Perché i comunicati della Difesa l'hanno taciuta per una settimana? Perché, dopo averla taciuta, il ministro La Russa ne ha parlato con un così ampio ritardo?

Franco Miotto, padre di Matteo, che aveva chiesto chiarimenti sulla morte del figlio ha commentato la versione dei fatti fornita dal ministro dichiarando «speriamo che sia l'ultima».

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