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Questo articolo è stato pubblicato il 14 marzo 2011 alle ore 06:37.

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Si può investire sul costo del denaroSi può investire sul costo del denaro

Il costo del denaro? A seconda dei punti di vista, un'opportunità o un problema. Se la Bce, come prospettato, lo alzerà, il titolare di un mutuo a tasso variabile farà i conti con l'ulteriore rincaro dell'Euribor. Ma l'incremento, partendo dall'attuale 1%, non porterà alla convergenza con gli interessi a breve di molti paesi. Soprattutto degli emergenti. Così, da questa prospettiva, il problema è un'opportunità.
In primis, si può sfruttare il maggiore rendimento, rispetto ai paesi più industrializzati, delle obbligazioni denominate nelle valute locali. Sia chiaro: il più alto yield è il premio per il maggior rischio.

Da un lato, quello dell'emittente; dall'altro, quello del cross valutario. «In tal senso - dice Giorgio Giovannini, country manager di Henderson Italia -, fondamentale è sempre la diversificazione del portafoglio e l'esposizione che, con un rapporto rischio/rendimento un po' sopra la media, non deve andare oltre al 10%. Ciò detto, le occasioni ci sono». Vale a dire? «Penso alle emissioni sovranazionali. Permettono di eliminare alla radice il rischio emittente, lasciando solo quello sul cambio». Per esempio? «Si può dare un'occhiata alle obbligazioni della Bei, denominate in lire turche. In questo momento, il cross euro-lira è attorno a 2,20: un valore punitivo per la divisa di Istanbul. È possibile che il cambio scenda, il che sarebbe positivo per l'investitore. L'emissione a tasso fisso della Banca europea degli investimenti (AAA), scadenza 2014, rendimento all'8%, è interessante».

Ma non è solo reddito fisso. Trattandosi di costo del denaro, c'è anche il mondo valutario. Con una premessa: «Il mercato dei cambi - precisa Giovanni Pozzi, ceo di Jw Partners - è difficile da gestire; va affrontato con competenza e cautela».

In generale uno dei meccanismi usati, soprattutto dagli istituzionali, per sfruttare la differenza del costo del denaro è il carry trade: ci si indebita in una valuta a tassi più bassi e si investe in un'altra con tassi più alti, lucrando la differenza tra i due saggi. «Se prendo in prestito yen giapponesi, allo 0,1%, e compro dollari australiani con uno short interest rate al 4,75%, potrò guadagnare il 4,74% di interessi». Un'operazione possibile per il retail? In linea teorica sì; per quanto, viste le fluttuazioni dei cambi e le tecnicalità del mercato, da consigliare solo a trader esperti. Una particolarità, tuttavia, può essere ricordata. «Chiunque apre un conto valutario presso un broker - spiega Pozzi - e compra la divisa di un paese con un tasso maggiore deve vedersi riconosciuto lo spread di differenza, al netto delle commissioni». In che senso? «Poniamo di acquistare una moneta con uno spread sui tassi del 4% e di mantenerla per un anno. Ebbene se, per esempio, la quotazione fosse la stessa alla fine dei 12 mesi, il mio conto profitti e perdite non può essere uguale a zero; bensì, va aumentato di quel 4% al netto delle fee. Il broker, ogni giorno, deve versarmi la 365esima parte di quella percentuale». Un'indicazione non da poco, visto che normalmente il risparmiatore ragiona solo sulla variazione delle quotazioni.

Quotazioni che possono essere anche di tipo borsistico. In generale, infatti, avere tassi più alti potrebbe indirettamente dire che l'economia di quel paese cresce. «La Russia, in tal senso - dice Luca Ramponi, responsabile investimenti di Aureo gestioni sgr -, è interessante. La sua Borsa, nonostante i recenti rialzi, rimane appetibile. Nell'energy penso, per esempio, a Rosneft che, seppure con un P/e 2011 di 8 leggermente a premio, può beneficiare più dei competitor del piano di incentivi fiscali del governo. Il progetto, detassando gli investimenti, premia la società, particolarmente attiva nell'implementazione di nuovi piani produttivi».
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