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Questo articolo è stato pubblicato il 18 aprile 2011 alle ore 11:36.
Oggi a Gaza i funerali di stato di Vittorio Arrigoni (Epa)
Si terrà oggi a Gaza il 'funerale di stato' di Vittorio Arrigoni, l'attivista italiano sequestrato ed ucciso lo scorso venerdì da una cellula salafita vicina ad Al Qaeda. I preparativi per l'addio solenne al volontario sono quasi terminati. Il convoglio funebre lascerà l'ospedale Shifa alle 12 locali (11 in Italia) per proseguire verso il valico di Rafah, fra Gaza e l'Egitto, dove dovrebbe giungere un'ora dopo.
Al valico, come dichiarato dal governo di Hamas, avrà luogo una cerimonia di addio. Saranno pronunciati due elogi funebri: uno in arabo e un altro in italiano. Un rappresentante della famiglia Arrigoni è già a Gaza per organizzare il rientro della salma di Vik.
«Chi non ha mai voluto mio figlio da vivo, non l'avrà neanche da morto», aveva detto Egidia Beretta, madre di Vik nonché sindaco di Bulciago, affermando di voler evitare che la salma del figlio passasse attraverso il territorio di Israele. Egidia Beretta ha dunque respinto l'invito che le era stato avanzato dallo scrittore israeliano Etgar Keret: «Ci ripensi. Israele e i suoi abitanti sono forse tanto abietti che il loro semplice contatto rischia di profanare quel corpo? Così questo ultimo viaggio diventa simbolo dell'odio e del rifiuto verso coloro che erano stati i suoi nemici».
Intanto sull'uccisione del giovane volontario il ministro degli Esteri di Hamas, Mohammed Awad, ha dichiarato ieri che alcuni estremisti, sospettati dell'omicidio, sono già stati arrestati, ma che "ci sono ancora persone che hanno legami con l'operazione, qui a Gaza", che saranno arrestati "a breve". Forniti anche i nomi delle persone ricercate: Binal al Omari, Abdul-Rachmarn el Birizit, di nazionalità giordana, e Mohammed al Salfiti, egli stesso poliziotto del Movimento di Resistenza Islamico.
Vittorio Arrigoni é stato ucciso nella mattinata di venerdì poco dopo essere stato rapito dal gruppo salafita nella Striscia di Gaza "Brigata Mohammed Bin Moslama", che in un filmato pubblicato su YouTube aveva minacciato di ucciderlo se Hamas non avesse rilasciato il loro leader ed alcuni detenuti salafiti.
Nel video, l'ultimo ricordo visivo di Arrigoni prima della morte, il pacifista era stato mostrato bendato, con il lato destro del volto insanguinato, le mani probabilmente legate dietro la schiena; una mano lo teneva per i capelli, mentre sullo schermo scorreva un messaggio in lingua araba in cui si descriveva Arrigoni come un giornalista «venuto nel nostro paese nient'altro che per corrompere la nostra gente».
Il corpo dell'italiano attivista per i diritti umani dell'International Solidarity Movement è poi stato rinvenuto impiccato poco dopo in una casa abbandonata nel corso di un blitz delle forze di Hamas.
Integralisti legati ad Al Qaeda, i salafiti appartengono a una corrente islamica ultraradicale, che contesta Hamas da posizioni ancora più integraliste.
Lo sceicco al-Saidani, noto anche come Abu Walid al-Maqdisi, il principale fra i detenuti di cui i salafiti di Gaza chiedono la scarcerazione, è il leader di 'Al-Tawhid Wal-Jihad' una formazione salafita impegnata nella Jihad (guerra santa) connessa ad Al Qaeda.
Vittorio Arrigoni, 36 anni, nativo di Besana, era arrivato a Gaza nell'agosto del 2008, come inviato de 'Il Manifesto'.
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