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Questo articolo è stato pubblicato il 28 aprile 2011 alle ore 10:55.

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La Corte di giustizia Ue boccia l'Italia sul reato di clandestinitàLa Corte di giustizia Ue boccia l'Italia sul reato di clandestinità

Il reato di clandestinità «può compromettere la realizzazione dell'obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali»: lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell'Unione europea, che in una sentenza rileva fra l'altro che «la direttiva rimpatri non è stata trasposta nell'ordinamento giuridico italiano». Replica polemica del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che non nasconde il suo disappunto per la sentenza: «Ho letto di questa decisione che non mi lascia soddisfatto per due motivi. Primo perché ci sono altri paesi europei che prevedono il reato di clandestinità e non sono stati censurati. Vorrei comprendere perché l'Italia, sempre e solo l'Italia».

Il caso sollevato davanti ai giudici di Lussemburgo
La sentenza si riferisce al caso di El Dridi, «cittadino di un paese terzo entrato illegalmente in Italia. Nei suoi confronti è stato emanato, nel 2004, un decreto di espulsione, sul cui fondamento è stato spiccato, nel 2010, un ordine di lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni. Quest'ultimo provvedimento era motivato dalla mancanza di documenti di identificazione, dall'indisponibilità di un mezzo di trasporto nonché dall'impossibilità - per mancanza di posti - di ospitarlo in un centro di permanenza temporanea. Non essendosi conformato a tale ordine, il signor El Dridi è stato condannato dal Tribunale di Trento ad un anno di reclusione».

La richiesta della Corte d'appello di Trento
Così la Corte d'appello di Trento «dinanzi alla quale egli ha impugnato detta sentenza» ha chiesto alla Corte di giustizia «se la direttiva sul rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare (direttiva rimpatri) osti ad una normativa di uno stato membro che preveda l'irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un paese terzo il cui soggiorno sia irregolare per la sola ragione che questi, in violazione di un ordine di lasciare entro un determinato termine il territorio nazionale, permane in detto territorio senza giustificato motivo». Quindi la Corte «ha accolto la domanda del giudice remittente di sottoporre il rinvio pregiudiziale al procedimento d'urgenza, in quanto il signor El Dridi è in stato di detenzione».

Il reato di clandestinità introdotto nel 2009
Secondo la Corte europea di giustizia del Lussemburgo, «una sanzione penale come quella prevista dalla legislazione italiana può compromettere la realizzazione dell'obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali». Gli Stati membri - si legge nella sentenza - «non possono introdurre, al fine di ovviare all'insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all'allontanamento coattivo, una pena detentiva, come quella prevista dalla normativa nazionale in discussione, solo perché un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare su detto territorio». Il giudice nazionale, incaricato di applicare le disposizioni del diritto dell'Unione e di assicurarne la piena efficacia, secondo i giudici Ue, «dovrà quindi disapplicare ogni disposizione nazionale contraria alla direttiva». Il reato di clandestinità per gli immigrati irregolari è stato introdotto nell'ordinamento italiano nel 2009 nell'ambito del cosiddetto "pacchetto sicurezza".

Il Pd: un altro schiaffo dall'Ue a Maroni
Immediata la reazione dell'opposizione. «Un altro schiaffo al ministro Maroni: è quello che arriva oggi con la bocciatura del reato di clandestinità da parte della corte di giustizia dell'Ue», annuncia Sandro Gozi, responsabile Pd per le politiche europee. «Sin dall'inizio, da quando cioè Maroni presentò il reato nel pacchetto sicurezza, avevamo denunciato l'evidente violazione delle norme europee e sono due anni che chiediamo al governo di recepire la direttiva ue sui rimpatri».

La replica di Maroni: per altri paesi nessuna censura
«Quella di Corte di giustizia europea è una decisione che mi lascia insoddisfatto perché, primo, ci sono altri Paesi europei che prevedono il reato di clandestinità e non sono stati censurati e, in seconda battuta, l'eliminazione del reato accoppiata a una direttiva europea sui rimpatri rischia di fatto di rendere impossibili le espulsioni». Lo ha detto il ministro degli Interni Roberto Maroni oggi a Verona parlando con i giornalisti a margine del convegno sulla sicurezza urbana.

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