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Questo articolo è stato pubblicato il 06 maggio 2011 alle ore 17:29.

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All'indomani della nota con cui il Quirinale sollecitava un nuovo passaggio parlamentare considerata la mutata geografia della maggioranza dopo il rimpasto di governo, arriva la risposta dei presidenti di Camera e Senato con una nota congiunta. Nella quale Gianfranco Fini e Renato Schifani mettono nero su bianco la loro road map riservandosi «di procedere alla convocazione delle rispettive conferenze dei Capigruppo alla immediata ripresa dell'attività parlamentare», subito dopo le amministrative visto che entrambe le Camere sono convocate per martedì 17 maggio.

Berlusconi: mai espresso giudizi sulla nota di Napolitano
Stamane, poi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva diffuso una nota con cui smentiva le indiscrezioni apparse oggi sui giornali. Che riferivano di un premier irritato dalla richiesta del Quirinale giudicata irrituale, un intervento a gamba tesa sulla maggioranza. «Il presidente Berlusconi - si legge nel comunicato di Palazzo Chigi - non ha espresso ieri sera alcun giudizio né tantomeno parlato con qualcuno in merito alle osservazioni del capo dello Stato sulla maggioranza parlamentare. Appare pertanto incredibile questa vera disinformazione che si legge sui quotidiani odierni». Un modo insomma per evitare nuove tensioni con il Colle dopo il comunicato firmato dal presidente della Repubblica.

La nota del Quirinale all'indomani del rimpasto
Ieri infatti il capo dello Stato, Giorgio Napolitano aveva chiesto in una nota diffusa dal Colle che i presidenti del Consiglio e delle Camere investissero le Camere dell'avvenuto cambiamento nella composizione della maggioranza. La cui geografia non è più quella sancita dalle elezioni politiche del 2008 vista la nascita in Parlamento dei Responsabili, nonché i cambi di casacca di diversi deputati che hanno abbandonato le fila dell'opposizione.

Il Pdl fa quadrato: ci sono già stati numerosi voti di fiducia
Così il Colle aveva acceso un faro sui cambiamenti che hanno ridisegnato l'assetto del Parlamento e sul rimpasto di governo (tre dei nove sottosegretari nominati ieri sono stati eletti con il centro-sinistra). La maggioranza però aveva subito fatto quadrato. Replicando con una nota firmata dai capigruppo del Pdl che la rimodulazione della squadra è avvenuta nel pieno rispetto delle prerogative di Camere e capo dello Stato. «Numerosi voti di fiducia, a partire da quello della svolta del 14 dicembre, hanno chiarito il quadro politico, con ripetute verifiche nelle sedi parlamentari - scrivevano ieri i vertici pidiellini della Camera e del Senato in una nota -. Le nomine di governo sono giunte dopo queste diverse votazioni e nel pieno ed assoluto rispetto delle norme costituzionali e delle prerogative del capo dello Stato».

Bossi: il premier ha la competenza per le nomine
Anche Umberto Bossi, solitamente prudente con il Quirinale, si era poi schierato con il Cavaliere. «Il premier ha la competenza per nominare i sottosegretari, la legge dice che può farlo, perchè si dovrebbe passare dal Parlamento. Le leggi si applicano?». E il Senatur aveva solidarizzato con il Cavaliere anche sul fronte dell'allargamento dell'esecutivo ai Responsabili. «Sono un gruppo che ha votato - aveva aggiunto il leader della Lega - quindi Berlusconi fa bene a premiarli, se così si può dire».

Il Colle: nuova maggioranza, si esprimano le Camere
Nel comunicato diffuso dal Quirinale - con il quale si annunciava la firma del presidente della Repubblica in calce ai decreti di nomina dei nuovi membri dell'esecutivo - il capo dello Stato aveva ribadito innanzitutto che le nuove nomine rientrano «nella esclusiva responsabilità del presidente del Consiglio dei ministri». Ma lo stesso Napolitano aveva rilevato poi «che sono entrati a far parte del Governo esponenti di Gruppi parlamentari diversi rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche (nel 2008, ndr)». Spetta dunque ai presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio, chiarisce ancora la nota del Quirinale, «valutare le modalità con le quali investire il Parlamento delle novità intervenute nella maggioranza che sostiene il Governo».

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