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Questo articolo è stato pubblicato il 26 luglio 2011 alle ore 16:25.

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Una proposta di riforma del "Porcellum" che lo stesso segretario definisce «una medicina per il sistema». Ma soprattutto norme stringenti sulle incompatibilità e le ineleggibilità. Pierluigi Bersani prova a far uscire il Pd dall'angolo dopo le inchieste che hanno coinvolto alcuni esponenti del partito. Così, prima con una lettera al Corriere della sera in cui rivendica per il suo partito «una diversità non genetica ma politica» e poi con il varo della proposta di riassetto della legge elettorale, il numero uno dei democratici tenta di scacciare tensioni e polemiche.

Dall'assemblea del gruppo ok alla proposta di riforma elettorale
Il primo segnale arriva dall'assemblea dei gruppi parlamentari del Pd che dà il via libera al superamento del Porcellum. Un testo che strappa il sì della stragrande maggioranza dei parlamentari con l'unica eccezione dell'ex ministro Arturo Parisi e degli esponenti dell'area che sostiene il referendum per il ritorno al Mattarellum, oltre all'astensione di Pietro Ichino ed Enrico Morando. La proposta del Pd prevede un sistema maggioritario uninominale con doppio turno per l'assegnazione del 70% dei seggi disponibili e una quota proporzionale del 28%, distribuita su base circoscrizionale, il restante 2% dei seggi è attribuito con metodo proporzionale per il diritto di tribuna, ossia una quota minima nazionale assegnata con criteri proporzionali. La proposta ricalca in buona parte il testo già approvato dalla direzione nazionale del partito qualche giorno fa fatta salva la scelta di portare la quota di maggioritario al 70 per cento, dal 60 per cento originario, in vista del confronto con le altre forze e in particolare con "proporzionalisti" del Terzo polo.

La lettera di Bersani al Corrirere: ora occhi aperti
Nel partito, però, continua a tenere banco la questione morale dopo la lettera inviata stamane dal segretario al Corriere della sera. «Noi non rivendichiamo una diversità genetica - scrive Bersani -. Noi vogliamo dimostrare una diversità politica. Dobbiamo aprire quattro occhi e fare tutto quanto ci è possibile per migliorare procedure di garanzia ed evitare che venga oscurata la nostra missione». Nella lunga missiva il numero uno dei Democrats torna poi a sottolineare l'opportuno di un passo indietro per l'ex assessore pugliese alla Sanità, Alberto Tedesco.

Tedesco lascia il partito ma non lo scranno al Senato
Bersani chiede così che «la magistratura faccia fino in fondo il suo mestiere» e ribadisce la linea del Pd. «Le istituzioni e il partito in attesa che le cose si chiariscano, non devono essere messi in imbarazo e devono poter agire in piena serenità». Dunque le persone coinvolte devono agire tentando di non creare problemi e imbarazzi al Pd. Il riferimento è soprattutto al senatore Tedesco visto che l'altro esponente democratico finito nelle maglie di un'inchiesta della procura di Monza, l'ex capo della segreteria politica di Bersani, Filippo Penati, si è dimesso ieri da tutti gli incarichi, lasciando anche la poltrona di vicepresidente del consiglio regionale lombardo. E oggi Tedesco ha annunciato di aver spedito ieri una lettera a Bersani con cui abbandona ufficialmente il partito per migrare nel gruppo misto al Senato, dove si era già trasferito da qualche settimana. Addio al partito, ma non allo scranno in Parlamento.

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