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Questo articolo è stato pubblicato il 26 settembre 2011 alle ore 15:47.

Contrario il ministro dell'Interno
Ma appunto, è il passaggio sulla certificazione antimafia a suscitare le critiche più accese. Una delle voci più forti viene da Maroni, che spiega come «la certificazione antimafia non può essere modificata perché è uno strumento indispensabile per combattere la criminalità organizzata e, in particolare per contrastare le infiltrazioni malavitose negli appalti pubblici. Il governo, del resto, ha appena approvato il Codice delle leggi antimafia che ha riscritto la normativa sulla certificazione antimafia per renderla più efficace e rapida, venendo incontro anche alle richieste del mondo delle imprese».

La polemica, dall'opposizione al procuratore Grasso
Le reazioni dell'opposizione, dal Pd e dall'Idv in primis, non si fanno attendere: il senatore Pd Costantino Garraffa, vicepresidente della commissione attività produttive e componente della commissione antimafia si chiede «dove vive Brunetta, nel paese dei sogni, dal momento che, a Milano e nelle più grandi città d'Italia, mafia 'ndrangheta e camorra gestiscono i più grandi affari e sono pronte a gestirne di nuovi? Semmai - prosegue Garraffa - sarebbe opportuno potenziare l'impegno dell'amministrazione per la certificazione antimafia, accorciando i tempi delle procedure e dunque velocizzando il rilascio dei certificati alle aziende».

«Via i certificati antimafia? Una proposta assurda e pericolosa che lascia senza parole. Questo governo è capace di penalizzare i lavoratori e fare favori alla mafia», afferma il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi. «Tutti sanno - conclude Donadi - che le mafie vanno combattute proprio a partire dai propri interessi economici ed eliminare i certificati antimafia è un'assurda facilitazione alla malavita organizzata, oltre che un messaggio profondamente sbagliato».

Critico anche il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, per il quale il ministro Brunetta «è sempre molto originale. Stop ai certificati antimafia? Faccia una proposta di legge, la valuteremo. È stato da poco approvato il Codice antimafia, che tra l'altro disciplina in modo molto rigoroso tutta la certificazione antimafia - ricorda Grasso - se il ministro aveva qualche osservazione da fare poteva farla in sede di Consiglio dei ministri». Gli fa eco anche il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, per il quale il certificato antimafia è «una "complicazione" inevitabile se si vuole precludere l'accesso a certe aree economiche a mafiosi o a collusi con la mafia».

Montante (Confindustria): l'eliminazione dei certificati sarebbe letale per la lotta alla criminalità
Opportune misure per la semplificazione procedurale «Ogni iniziativa volta a favorire lo snellimento delle procedure amministrative è un impulso per promuovere la crescita, non bisogna però mai perdere di vista l'obiettivo di assicurare che la competizione tra imprese si svolga sempre nel pieno rispetto delle regole, evitando la concorrenza sleale dell'azienda più grande: la mafia. Le verifiche antimafia sono una garanzia per le imprese che vivono di libero mercato e una tutela per i cittadini. Sarebbe per questo letale per la lotta alla mafia pensare ad una eliminazione dei certificati. È invece una misura opportuna la semplificazione procedurale che riguarda l'acquisizione dei certificati da parte della PA». Così Antonello Montante, delegato della presidente di Confindustria per i rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio, commenta le dichiarazioni del Ministro Brunetta.

La replica di Brunetta: «Le "anime belle" si informino»
La proposta sui certificati antimafia, «prevedendo l'acquisizione d'ufficio, è perfettamente in linea con le specifiche disposizioni dettate in materia dal nuovo codice antimafia. Si leggano le carte le tante anime belle, disinformate e in malafede (i Piero Grasso, gli Antonio Ingroia, le Rita Borsellino, gli Ivan Lo Bello, i Sergio D'Antoni, i Massimo Donadi, gli Angelo Bonelli, gli Italo Bocchino, i don Luigi Ciotti e via andando) che per amore di polemica hanno fin qui preferito rilasciare banalità o esprimere finta indignazione». Questa la replica di Brunetta alle critiche sulla sua proposta riguardo la certificazione antimafia, rivolta anche a Roberto Maroni. Quest'ultimo, però, dice Brunetta «ha perfettamente ragione: il certificato antimafia è indispensabile, ma è indispensabile che a procurarselo siano le pubbliche amministrazioni al loro interno, senza più vessare imprese e cittadini, trattati finora alla stregua di inesausti fattorini».

Brunetta domanda: «Perché chiedere a un'impresa il certificato antimafia quando l'amministrazione lo può acquisire d'ufficio attingendo alle informazioni in suo possesso? La legge peraltro», osserva, «già lo prevede: l'articolo 4, comma 13 del decreto Sviluppo (decreto legge n. 70/2011 convertito con la legge n. 106 del 12 luglio 2011) stabilisce infatti che "le stazioni appaltanti pubbliche acquisiscono d'ufficio, anche in modalità telematica, a titolo gratuito ai sensi dell'articolo 43 comma 5 del Testo Unico sulla documentazione amministrativa la prescritta documentazione antimafia». Questo - conclude Brunetta - dice la legge e questo intendo rafforzare con le prossime misure in materia di semplificazione, prevedendo che nei rapporti con la PA tutti i certificati vengano completamente eliminati e sostituiti sempre dalle autocertificazioni, mentre le certificazioni rilasciate dalla PA resteranno valide solo nei rapporti tra privati». (Ch. B.)

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