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Questo articolo è stato pubblicato il 10 novembre 2011 alle ore 08:07.

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ROMA. Nessun rinvio delle dimissioni del premier, nessun timore di una paralisi istituzionale. Nel giorno della Caporetto sui mercati finanziari, Giorgio Napolitano ha preso saldamente in mano le redini della situazione, per rassicurare i mercati e i preoccupatissimi partner europei che la barra della crisi politica è saldamente nelle sue mani. Il recupero in chiusura di seduta dello spread (552 punti) si deve in gran parte al suo intervento. E poi, la mossa a sorpresa che prefigura e perfino anticipa le prossime mosse del Capo dello Stato: la nomina di Mario Monti senatore a vita. Un segnale preciso, perché è proprio quello del presidente della Bocconi il nome più accreditato per la formazione del nuovo governo. Se il niet è a un «governo tecnico», ecco pronta una figura a questo punto istituzionale, sulla quale ben pochi potranno obiettare.

Il primo punto fermo: per «fugare ogni equivoco o incomprensione», Napolitano fa sapere ai mercati che non esiste «alcuna incertezza» sulle dimissioni di Silvio Berlusconi. È stato proprio l'annuncio del passo indietro e non la decisione immediata, ma soprattutto la contestuale dichiarazione di Berlusconi che dopo le sue dimissioni ci saranno le elezioni, a far precipitare lo spread ai massimi storici. Il secondo punto fermo è che la legge di stabilità sarà approvata entro fine settimana. Per rafforzare l'annuncio, Napolitano (informato personalmente dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti sui contenuti del maxiemendamento) chiama in causa gli accordi intervenuti tra i presidenti di Camera e Senato, nonché tra i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione. Intendimenti verificati di persona nel corso dei suoi contatti telefonici.

Ricevute le dimissioni di Berlusconi, procederà «con la massima rapidità» alle rituali consultazioni. Il terzo punto fermo è che con altrettanta rapidità valuterà se vi siano le condizioni per la formazione di un nuovo governo «che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione», oppure se dare avvio alla campagna elettorale, «da svolgere entro i tempi più ristretti». Secondo le indicazioni emerse ieri, il tutto potrebbe concludersi entro domenica sera, prima della riapertura dei mercati, al massimo lunedì.

Anche in caso di ricorso alle urne - rassicura il presidente della Repubblica - non hanno ragion d'essere i timori di un «prolungato periodo di inattività governativa e parlamentare». È sempre possibile, in ogni momento adottare, se necessario, provvedimenti di urgenza.
Ha parlato al telefono sia con Pier Ferdinando Casini che con Pier Luigi Bersani, da cui ha acquisito la disponibilità a un iter superaccelerato della legge di stabilità. Contatti naturalmente anche con la maggioranza per verificare fin d'ora se le aperture emerse ieri verso un governo di transizione siano reali oppure no. Napolitano si prepara in ogni caso ad entrambi gli scenari prospettati nella nota, con un imperativo categorico sopra tutti: fare in fretta. «Dobbiamo riguadagnare dignità e fiducia». Solo così potremo uscire «da una stretta molto pericolosa sui titoli del nostro debito pubblico e sulle condizioni dei nostri istituti di credito». Occorrono decisioni immediate «e via via nei prossimi anni, che diano il senso di una rinnovata responsabilità e coesione nazionale». Sono «ore difficili e delicate».

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