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Questo articolo è stato pubblicato il 18 marzo 2012 alle ore 14:11.
L'ultima modifica è del 18 marzo 2012 alle ore 08:11.

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di Nicoletta Picchio
Una girandola di incontri riservati. Che però non hanno portato al risultato di trovare un accordo sulla riforma del mercato del lavoro, in particolare sull'articolo 18. Anzi, la giornata di ieri, con tutti i protagonisti del negoziati insieme a Milano, per il convegno del Centro studi di Confindustria, ha dimostrato che la strada è tutta in salita e che l'intesa, nei giorni scorsi data per possibile, è invece ad oggi assai difficile. Il governo ieri, negli incontri con Confindustria e sindacati, ha fatto emergere la sua linea: senza una posizione comune delle parti sociali sull'articolo 18, si andrà avanti con un intervento incisivo: reintegro solo per i licenziamenti discriminatori o nulli, per gli altri casi l'indennizzo economico.

È stato Mario Monti in persona a farlo capire ai segretari di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, in un rapido incontro verso le dieci del mattino: trovate l'accordo, parlatevi, avrebbe sollecitato il presidente del Consiglio ai sindacalisti, altrimenti il governo andrà avanti per la sua strada. Monti non lo ha detto apertamente a Bonannni e Angeletti, ma ciò che il governo ha in mente, e che il ministro del Welfare ha prospettato come prima ipotesi ai sindacati nell'incontro di mercoledì scorso, è una soluzione sull'articolo 18 che lo mantiene solo per i licenziamenti discriminatori o nulli.

Una scelta ancora più netta rispetto alla mediazione che era emersa in questi giorni: modello tedesco per i licenziamenti disciplinari, con una opzione affidata al giudice tra reintegro e indennizzo, in base ad una serie di criteri da stabilire; indennizzo per i licenziamenti economici; reintegro per quelli discriminatori o nulli. Una mediazione, ispirata al modello tedesco, su cui si è spesa la Cisl, non osteggiata dalla Uil e che ha trovato consensi anche dentro il Pd. Ma non in Cgil, che sembrava aver fatto un'apertura sui licenziamenti economici, salvo poi tornare indietro. E comunque indisponibile a cambiare le regole su quelli disciplinari.

Senza accordo tra le parti, quindi, il governo si muoverà sulla riforma che chiede l'Europa. Anche se ancora ieri sera Monti ha sollecitato le parti sociali a superare «le proprie visioni particolari». Si continuerà a lavorare, quindi, in vista dell'incontro di martedì. Come si è lavorato ieri mattina: Monti, appena arrivato, ha avuto un colloquio faccia a faccia con la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Poi è stato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a vedersi con i sindacati, Cgil, Cisl e Uil. Poi, dopo il convegno, altra riunione riservata di due ore e mezzo, tra Fornero, Marcegaglia, Camusso, Bonanni e Angeletti. «Incontro utile, il confronto va avanti», è stato il commento di fonti di Confindustria. La presidente Marcegaglia nel suo intervento conclusivo ha detto no a riforme al ribasso, servono interventi in linea con la Ue.

E la posizione degli industriali è mantenere il reintegro per i licenziamenti discriminatori e nulli, per il resto l'indennizzo. Nell'incontro con le parti il ministro Fornero avrebbe ipotizzato l'estensione dell'impossiblità di licenziare anche nelle imprese sotto l'articolo 18 in caso di maternità e di mantenere una posizione dura sulla flessibilità in entrata, come tentativo di far tornare sui suoi passi la Cgil. Ma dalla Camusso non sono arrivati segnali. Un atteggiamento che ha suscitato l'irritazione di Bonanni e Angeletti: «senza accordo il governo è tentato di andare molti più avanti», ha commentato Bonanni, oltre quindi la mediazione cui si stava lavorando.

Ieri, nell'incontro tra Confindustria, Cgil, Cisl, Uil e Fornero, si è discusso anche di flessibilità in entrata, con Confindustria che ha ribadito che il documento del governo aumenta i costi ed è eccessivamente burocratico, penalizzando le imprese, e di ammortizzatori sociali. I contatti continueranno fino all'incontro di Palazzo Chigi di martedì, dove Monti sarà presente e che dovrebbe essere l'ultimo passaggio della trattativa tra le parti, per poi passare, a fine mese, in Parlamento.

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